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Pubblicato il: mar 11 lug 2017
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L’infanzia di un capo, allegoria mitologica sulla genesi della dittatura

L'infanzia di un capo L’infanzia di un capo, allegoria mitologica sulla genesi della dittatura, con Robert Pattinson e Bérénice Bejo. Al cinema.

Vincitore di 2 premi alla Mostra del Cinema di Venezia 2015 (premio Orizzonti per la migliore regia e Leone del Futuro per la migliore opera prima) è arrivato in sala L’infanzia di un capo, debutto alla regia di Brady Corbet (già visto come attore in, tra gli altri, Sils Maria e Melancholia).

L’infanzia di un capo, liberamente ispirato a un racconto di Jean-Paul Sartre, è stato accolto dalla critica internazionale come un autentico capolavoro, (con tanto di paragoni al cinema di autori come Haneke, Dreyer, Kubrick).

Il film immagina l’infanzia ricca, disfunzionale e infelice di un futuro leader fascista. Prescott, dieci anni, è l’infelice figlio di un diplomatico americano (Liam Cunningham), in Francia nel 1919 durante i giorni del Trattato di Versailles.  L’infanzia di un capo racconta, o per meglio dire, illustra il complesso rapporto tra il piccolo Prescott, soggetto a improvvisi attacchi isterici, e i suoi genitori. Nel ruolo della madre, bella ma disturbata, Bérénice Bejo.

Nel cast anche Robert Pattinson, che ormai s’è levato di dosso l’allure da idolo delle ragazzine e procede spedito nella propria carriera da attore scegliendo film sempre più azzeccati, talora complessi, mai scontati, che sanno valorizzare il suo fascino sottilmente inquietante (Cosmopolis, Map to the stars, Queen of the desert). L_infanzia_di_un_capo_the_childhood_of_a_leaderFra le storture e ipocrisie sociali che avvelenano una coscienza al suo nascere, si consuma lo scontro tra lo sterile e vigliacco mondo maschile dei diplomatici e quello vitale e contraddittorio delle tre donne che accudiscono il ragazzino (la madre austera, la dolce governante e la fragile insegnante di francese).

Colto al centro di una girandola emotiva cui non riesce a dare un senso né uno sfogo affettivo adeguato, il piccolo Prescott diventa simbolo del nichilismo e del fascismo incombenti.
Prescott stesso è principino petulante e sociopatico, più che a un giovane Hitler o un Mussolini in erba ricorda un mix tra Damien in The Omen e Tadzio di Morte a Venezia di Visconti. L’infanzia di un capo non si pone difatti come possibile ricostruzione storiografica (per quanto alternativa, parallela o fantasiosa), ma come allegoria mitologica. L_infanzia_di_un_capo_the_childhood_of_a_leaderIl debutto alla regia dell’attore Brady Corbet (classe 1988) è un’opera profondamente inquietante (e inquieta) che sotto a un manto di apparente immobilità cela un profondo e strisciante malessere, sorprende eludendo ogni definizione, prestandosi a numerose letture. L’infanzia di un capo è un film simbolista, psicanalitico e sfuggente, ma affilato, come inciso da un bulino.

L’infanzia di un capo, il trailer italiano

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