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Pubblicato il: lun 29 Mag 2017
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Altro che Modì, Genova è Sinibaldo Scorza. Favola, natura, poesia all’alba del Barocco

Sinibaldo Scorza: Albero con grande pavone e altri uccelli. Olio su tela, 224,5 x 80 cm Novi Ligure (Al), collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova

Sinibaldo Scorza: Albero con grande pavone e altri uccelli. Olio su tela, 224,5 x 80 cm Novi Ligure (Al), collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova (particolare)

Ultimissimi giorni per visitare la mostra Sinibaldo Scorza. Favola e natura all’alba del Barocco a Palazzo della Meridiana di Genova, fino al 4 giugno

La Lanterna della Superba si accende sugli albori del barocco locale targato Sinibaldo Scorza da Voltaggio (1589-1631), caposcuola della pittura genovese del Seicento. Un tripudio di ferie e frutta che popolano favole e fiabe seicentesche del fine pittor dell’Oltregiogo, accarezzate dalle arie di Orfeo, cantate dai madrigali di Giovan Battista Marino. Composizioni di bestiole, componimenti innevati, complessi naturali. Floride pere dal sapore metafisico sospese nei grigi, viandanti e cavalieri che si perdono in nevi campestri, criniere feline a capo chino ammansite dall’incanto della musica. Primizie barocche raccolte dal lavoro certosino della bravissima Anna Orlando -storica dell’arte esperta del Seicento (genovese e non)- attraverso un lavoro filologicamente perfetto e completo, conclusosi e compiutosi con un catalogo -prima trattazione scientifica sul pittore voltaggino- e un’encomiabile e documentatissima mostra -fino al 4 giugno a Palazzo della Meridiana- che riconosce finalmente il giusto tributo a un nobilissimo figlio-frutto della propria terra. “Due piccioni con un tordo” come recita il titolo di un’opera di Scorza in mostra.

Non trascurabile e marginale il confronto con la vicina retrospettiva su Modigliani a Palazzo Ducale. Banale dirlo, lo slogan è quello: più Scorza, meno Modigliani. A cominciare dalla qualità del lavoro. Meno “anime dipinte negli occhi” e patetiche boiate del genere. Più testimonianza e valorizzazione del talento indigeno, maldestramente -come in questo caso- finito in pasto all’oblio. Come non commuoversi al cospetto dei paffuti porcellini d’India dal muso mezzo bianco-mezzo arancio finemente incisi a olio da Scorza… Come non lasciarsi trasportare dalle magiche sospensioni di un Appenino ligure accarezzato da luci fredde e soffici nevi nordiche… Altro che i soliti triti e ritriti zuccheri colanti di colli dipinti nell’anima del grandissimo e abusatissimo Amedeo Modigliani da Livorno. Viva gli Scorza Viva. Viva le “noiosissime” ricerche di “noiosissimi” professionisti del settore che ci lumeggiano la mente introducendoci silenti nature composte da alberi spogli e ritorti di gusto fiammingo plasmate su canoni italici, dove infreddoliti viandanti si trascinano in solitaria sulle nevi… Gli stessi pastorelli e mendicanti (rigorosamente con bastone a sorreggerli e a sostenere metaforicamente le sagome di cartone dipinte miniate su carta a tempera e acquerello) scontornati nel presepe-chicca finale della mostra, un teatrino sacro barocco bidimensionale conservato e assemblato sotto teca. Una cristallizzata poesia di Natale.

Polemichine a parte però -anche perché oggi va tutto più o meno così e ce ne faremo una gran ragione- le due mostre genovesi si compensano e alla fine risulta più che accettabile alternare il solito grande nome strappa like e ticket di Palazzo Ducale a una gemma che brilla all’ombra del lucernario liberty di Palazzo della Meridiana. Impiantata tra gli abbastanza angusti (ma efficaci) spazi dai colori pastellati del piano terra del palazzo cinquecentesco. Gemma dal duplice significato di “germoglio” -perché da qui si parte d’ora in avanti per qualsiasi trattazione sul personaggio- e “pietra preziosa”, sfaccettata di frutta, animaletti e paesaggini di gusto fiammingo. La fattoria di Sinibaldo Scorza. Un tripudio di bestioline ricamate, ricavate e ritagliate a tempera e acquerello su cartone, tanto amate nei secoli da fini collezionisti. Mucche solitarie urinanti e cuccioli di cinghiali irsuti disposti in cerchio -quei “quattro splendidi suini dormienti” dipinti con tempera e acquerello su carta vergata, sagomata e controfondata- raccolti sotto l’egida di Sua maestà il pavone, troneggiante per le sale del Palazzo nei suoi due metri di cesellato piumaggio ed elegante livrea, accompagnato da uccellini stagliati come note di colore su cielo plumbeo, appollaiati su un ramo di spartito spoglio. Lirismi di pennuti e gentilezze di quadrupedi, come i conigli albini tra le pernici rosse, le volpi accucciate e i lupi seduti. Figurine miniate da un cultore del lavoro “in piccolo”, in cui penna e pennello corrono al millimetro come bulino.

Una florida canestra di favole e natura all’alba del Barocco, come recita il sottotitolo della mostra, articolata in cinque sezioni tematiche. Un’ottantina di opere che tracciano un’esaustiva parabola artistica, biografica e cronologica: gli anni di Roma, Torino, Massa; i primordi e la maturità genovese; artisti e maestranze coeve. Trenta i dipinti di Scorza, una ventina di disegni e miniature dello stesso e un’altra trentina di opere degli artisti fiamminghi e genovesi del tempo, per ricostruire il contesto da cui è scaturita la sua arte singolare. In mostra opere del suo maestro Giovanni Battista Paggi, dei fratelli Bernardo e Giovanni Battista Castello, di Jan Roos, di Jan Wildens, dei fratelli De Wael, del Grechetto e del Tempesta; il tutto arricchito dal genetico successivo confronto con il nipote, quel Giovanni Battista Sinibaldo Scorza (1656-post 1697) che segue le orme dell’avo con scarsa originalità e discreta bravura.

Se in primo piano sfilano bestie e bestioline di varia natura, appena “dietro” e tutt’intorno il paesaggio e il fondo, dall’essere abbozzo e cornice degli animali, si fa soggetto a se stante con il fertilissimo incombere delle arie nordiche. Fiamminghe, depositarie di neve tra le fronde gotiche; brume del nord sbarcate al lume della Lanterna nei primi anni del secolo (il primo passaggio di Rubens data 1604), rimodellate da Scorza secondo i dettami della propria terra. Riecheggia la dimensione dell’Oltregiogo -l’Appennino ligure alle spalle di Genova direzione Alto Monferrato- dell’infanzia e della vagheggiata frescura estiva. Tra boschi e coltura appenninica, rigenerazione della natura e vita agreste, fioriscono le arie di Sinibaldo Scorza sotto forma di paesaggi arcadici addomesticati sui toni del bruno, con note di colore squillante di cavalieri e pastori. Atmosfere poetiche di una Arcadia perduta dove sotto gli stessi tigli convivono orsi, elefanti, aironi, Circi, Apolli e Ulissi. Dove la chitarra di Orfeo addolcisce animali, piante e natura nel suo insieme; il creato al suo cospetto. La musica domina e concilia la natura, la pittura cerca di ristabilire il mitico e originario rapporto uomo-natura. Idillio classico: fusione equilibrata dello spettro umano con la realtà naturale.

Sinibaldo Scorza: Cuccioli di cinghiale. Acquerello e tempera su carta, 88 x 198 mm. Collezione privata

Sinibaldo Scorza: Cuccioli di cinghiale. Acquerello e tempera su carta, 88 x 198 mm. Collezione privata

Sinibaldo Scorza, Natura morta con pere

Sinibaldo Scorza, Natura morta con pere

Sinibaldo Scorza:Paesaggio innevato con figure nei pressi di un borgo. Olio su rame, 18 x 24 cm ciascuno. Genova, collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova

Sinibaldo Scorza:Paesaggio innevato con figure nei pressi di un borgo. Olio su rame, 18 x 24 cm ciascuno. Genova, collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova

Sinibaldo Scorza: Mendicante col suo cane. Acquerello e tempera su carta, 162 x 222 mm. Collezione privata

Sinibaldo Scorza: Mendicante col suo cane. Acquerello e tempera su carta, 162 x 222 mm. Collezione privata

Presepe

Presepe

Sinibaldo Scorza: Orfeo incanta gli animali (Orfeo con l’elefante e altri animali). Olio su tela, 73 x 97,5 cm. Genova, collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova

Sinibaldo Scorza: Orfeo incanta gli animali (Orfeo con l’elefante e altri animali). Olio su tela, 73 x 97,5 cm. Genova, collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova

Mostra Sinibaldo Scorza Palazzo della Meridiana Genova

Mostra Sinibaldo Scorza Palazzo della Meridiana Genova

Coppia di paesaggi innevati

Coppia di paesaggi innevati

Sinibaldo Scorza: Pastorello. Olio su rame, 26 x 36 cm. Genova, Accademia Ligustica di Belle Arti

Sinibaldo Scorza: Pastorello. Olio su rame, 26 x 36 cm. Genova, Accademia Ligustica di Belle Arti

Sinibaldo Scorza: La caccia di Didone. Olio su tela, 46 x 71 cm. Collezione privata

Sinibaldo Scorza: La caccia di Didone. Olio su tela, 46 x 71 cm. Collezione privata

Sinibaldo Scorza: Due piccioni con un tordo. Olio su tela applicata su tavola, 21 cm diam. Genova, Musei di Strada Nuova. © Musei di Strada Nuova, Genova

Sinibaldo Scorza: Due piccioni con un tordo. Olio su tela applicata su tavola, 21 cm diam. Genova, Musei di Strada Nuova. © Musei di Strada Nuova, Genova

Sinibaldo Scorza: Animali. Matita nera, penna e inchiostro bruno, 177 x 239 mm. Collezione privata

Sinibaldo Scorza: Animali. Matita nera, penna e inchiostro bruno, 177 x 239 mm. Collezione privata

Sinibaldo Scorza: Albero con grande pavone e altri uccelli. Olio su tela, 224,5 x 80 cm Novi Ligure (Al), collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova

Sinibaldo Scorza: Albero con grande pavone e altri uccelli. Olio su tela, 224,5 x 80 cm Novi Ligure (Al), collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova

Tutte le informazioni: http://www.palazzodellameridiana.it/mostra-sinibaldo-scorza/

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Autore

- Giornalista, ha studiato filosofia estetica e storia dell'arte presso l’Università degli Studi di Milano


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