meeting art 855 | 27 gen
Pubblicato il: gio 04 Mag 2017
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Luci e colori d’Oriente. Dall’Egitto a Costantinopoli il fascino della pittura orientalista

Fabio Fabbi - Harem 1912

Fabio Fabbi – Harem 1912

La GAMManzoni di Milano ospita una piccola ma esauriente mostra sulla pittura orientalista di fine Ottocento. Pasini, Zonaro, Fabri, protagonisti di una stagione artistica che allargò i confini geografici della Vecchia Europa, alla scoperta del fascinoso Oriente. Fino al 25 giugno 2017

Milano. A seguito dell’estendersi del colonialismo europeo nell’Africa Settentrionale e in Medio Oriente, sulla scia dell’approccio a suo modo romantico di intellettuali quali Arthur Rimbaud, la seconda metà dell’Ottocento vide il consolidarsi dell’interesse per la cultura araba, già risvegliato una prima volta dalla spedizione napoleonica in Egitto nel corso della quale Champollion riportò alla luce quella Stele di Rosetta che svelò il mistero della decifrazione dei geroglifici. Un impulso importante per un’intera stagione dell’Ottocento francese, con Ingres e Delacroix quali capofila, che esplorarono in pittura quel mondo così lontano. L’eco delle loro gesta pittoriche, in quella metà di XIX Secolo giunse anche in un’Italia non ancora unita, ma artisticamente vivace, dove la Macchia e il Naturalismo stavano sostituendo l’ormai vetusta corrente accademica dello storicismo. Nacque così la corrente dell’orientalismo italiano, che ebbe in Alberto Pasini (1826-1889) e Fausto Zonaro (1854-1929) i suoi più autorevoli esponenti.

Gerolamo Induno - Favorita   1881

Gerolamo Induno – Favorita, 1881

La piccola ma interessante mostra Orientalismo. In viaggio dall’Egitto a Costantinopoli, curata da Enzo Savoia e Francesco Luigi Maspes, ripercorre in circa trenta opere questa bella stagione dell’arte italiana, che per la prima volta esce dai confini nazionali e si confronta con le culture di altri popoli. Nello specifico, attraverso le tele di Pasini, Induno, Morelli, Mariani, Zonaro, Fabbi, Cecconi, rivive quell’universo colorato fatto di bazar e caffè, con le loro folle multicolori di donne velate e uomini in turbante. Luoghi che testimoniano la laboriosità di un popolo, che faceva del commercio non un semplice mezzo di sussistenza, ma anche un’occasione di conoscenza dell’altro, di confronto e discussione, che nasceva davanti all’inevitabile contrattazione accompagnata dal tè e dal narghilè. Un commercio che aveva un ritmo più lento, meditativo, filosofico, al passo, quasi, con i ritmi del sole e della luna. E ancora, la sensualità delle odalische, e il misticismo dei luoghi biblici.

Cesare Biseo - La cittadella del  Cairo 1883

Cesare Biseo – La cittadella del Cairo 1883

Se Pasini e Zonaro avevano potuto visitare di persona i luoghi dei loro quadri, non tutti gli orientalisti avevano fatto altrettanto, ma questo nulla toglie alla bellezza delle loro opere, anche se è evidente una certa aura di bozzetto convenzionale, legata all’immaginario delle Mille e una notte. Sempre in materia di Oriente, Salgari scrisse avvincenti romanzi senza allontanarsi da Torino.

L’Oriente fiabesco emerge in particolare dai dipinti che ritraggono le odalische di Fabbi e Celommi; donne dalle forme morbide e sensuali, avvolte in sete colorate di cui si percepiscono il fruscio e l’inebriante profumo, con i loro segreti nascosti nei silenziosi harem. Si tratta però di opere dettate più dall’immaginario che da una fondata conoscenza della realtà; il mito delle Mille e una notte era ancora preponderante per offuscare l’idea di sensualità che ne era derivata. Decisamente più casta la Favorita (1881) di Gerolamo Induno, completamente avvolta in sete bianche, ravvivate da un copricapo turchino. Spicca la perizia naturalistica dei particolari: gli sboffi delle stoffe, i ricami, gli oggetti preziosi.

Alberto Pasini - In attesa del  Sultano 1890-95

Alberto Pasini – In attesa del Sultano 1890-95

Decisamente più autentico l’approccio di Pasini, che alla metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento, su commissione del governo francese, si recò in Egitto, Arabia Saudita, Iran, Turchia e Siria per documentare la missione coloniale. Più ancora di Ingres o Fromentin, Pasini cattura quella luce orientale che imbeve il paesaggio e gli individui, con i suoi cieli azzurri velati dalla calura. Per contrasto, la bellezza delle facciate degli edifici, dipinte con dovizia di particolari, spinge a immaginare la frescura delle stanze e dei cortili interni, case e palazzi che son rifugi di pace, e scrigni segreti che nascondono quanto la morale musulmana giudica sconveniente. Rare sono le donne, tra le folle orientali di Pasini, che esprimono una società rigorosamente patriarcale.

Attento ritrattista della natura, Pasini non lo è meno nei confronti dell’architettura, riproducendo sulla tela le splendide e colorate facciate di palazzi, moschee, semplici abitazioni, soffermandosi sui particolari dei mosaici e degli intarsi. Accanto ai colorati mercati e alle strade cittadine, spicca lo stretto e ancestrale rapporto fra l’uomo e la natura circostante, fatto di tradizioni quali la vita all’aria aperta, un costante uso del cavallo, la caccia con i falconi, una vita circondata da una natura tanto selvaggia quanto affascinante, con assolati deserti, oasi spazzate dal vento, montagne rocciose perse in lontananza.

Domenico Morelli - Una via di  Costantinopoli

Domenico Morelli – Una via di Costantinopoli

Suo degno epigono, Fausto Zonaro, pittore di corte della Sublime Porta, apprezzato anche dall’aristocrazia di Costantinopoli, nonché artista costantemente aggiornato sulle correnti pittoriche a lui contemporanee; pittore straordinariamente attento alle tendenze dell’arte europea a lui contemporanea, e infatti il suo stile contempla con disinvoltura la Macchia, il Naturalismo, l’Impressionismo.

Un posto preminente nella pittura orientalista, lo detiene Costantinopoli, la grande capitale ottomana della quale i pittori immortalano la febbrile vita quotidiana, le piazze, i mercati, la folla. Con un tocco vicino ai Macchiaioli, Domenico Morelli ritrae una strada della città, declinata per una volta in colori tenui, probabilmente perché la scena è ambientata nel primo mattino. Ma sempre, nelle scene en plein air, in particolare nei paesaggi di Pasini, si avverte il vasto cielo azzurro dell’Asia, sotto cui si svolge una vita colorata e appena un po’ pigra, in grandi piazze ombreggiate o nelle strette vie cittadine.

Un mondo solare, pacifico, all’epoca lontanissimo, e che in quell’Italia rurale e ancora sostanzialmente povera, esercitava molto fascino, sugli artisti come sul popolo, che anche solo superficialmente conosceva le leggende di antichi tesori e donne bellissime. Ma al di là del folclore, la corrente orientalista ebbe il merito di accrescere la conoscenza antropologica dei Paesi arabi, prima che prendesse avvio anche la nostra “avventura coloniale”. Ma questa è un’altra storia.

Tutte le informazioni: http://www.gammanzoni.com/

Alberto Pasini - Un Kan  1890-95

Alberto Pasini – Un Kan 1890-95

Uberto Dell’Orto - Mercato

Uberto Dell’Orto – Mercato

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Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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