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Pubblicato il: lun 20 mar 2017
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Espressionista tragico. L’universo selvaggio di Antonio Ligabue a Pavia

Antonio Ligabue Testa di tigre, 1953-1954 mostra scuderie del castello visconteo pavia 2017

Antonio Ligabue
Testa di tigre, 1953-1954
Olio su faesite, 66×57,5
Museo della Follia, Mantova

Vietato dire naif, bandita anche la parola follia. Quando si parla di Antonio Ligabue bisogna riconsiderare tutto quello che si è pensato del pittore. Se proprio vogliamo dargli un’etichetta dovremmo chiamarlo espressionista tragico.

Sebbene per la visione crociana bisognerebbe distaccarsi dai dati biografici dell’autore è quanto meno difficile riuscire a ignorare i dettagli privati della vita di Ligabue. Analizzando le sue opere emerge una tecnica pastosa dalle pennellate selvagge e decise fino alle scelte tematiche come gli autoritratti veritieri e le scene animalesche. La sua, del resto, è stata un’esistenza tragica: vissuto come uno straniero in Italia ha sempre visto la vita con una lotta per la sopravvivenza e lo dimostrano i suoi quadri dove gli animali combattono in continuazione mentre gli autoritratti svelano la necessità di una rappresentazione veritiera e una richiesta d’attenzione verso se stesso, nonostante una vita “sgraziata”: dall’autolesionismo al manicomio fino alle crisi e alle immancabili manie… eppure Ligabue arrivò a una concezione d’arte che sapeva dare dignità al suo universo creativo con gli animali, selvaggi e domestici, e i ritratti di sé.

Antonio Ligabue Aquila con volpe, 1944

Antonio Ligabue
Aquila con volpe, 1944
Olio su faesite, cm 125×110
Mostra “Arte e Follia”, Labirinto della Masone
(Foto di Giulia Mauri © ArtsLife)

La sua è anche una pittura della memoria, grazie alle sue opere tornava idealmente in Svizzera la terra che ha amato più di tutte e in cui cercò di tornare senza riuscirvi mai, senza riuscire poi ad amare l’ambiente Reggiano. Fu però in grado di ritrarre le atmosfere agresti padani, i paesaggi, i lavoratori, le chiese e tutto quello che lo circondava a Gualtieri. Quasi a smentire il suo essere randagio, malato, introverso.

Antonio Ligabue Leonessa che azzanna una zebra, 1950-55,  olio su faesite, 72 x 88 cm.,                 Collezione Banca Popolare di Bergamo

Antonio Ligabue
Leonessa che azzanna una zebra, 1950-55,
olio su faesite, 72 x 88 cm.,
Collezione Banca Popolare di Bergamo

A 66 anni dalla sua morte, la mostra di Pavia propone oltre 50 opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni. Guardando i suoi autoritratti si avverte l’intensa sofferenza che l’artista provava, a partire da un’adolescenza segnata dall’emarginazione, quando a soli 9 mesi fu affidato dalla madre a un’altra famiglia arrivando a provare un’ insofferenza inevitabile verso il mondo che lo circondava. Segnato anche dalle difficoltà nel riuscire a sopravvivere, lavorando come scariolante sulle rive del Po. Unica nota positiva le prime attenzioni da parte dei critici ma mai una vera e propria proclamazione in vita: il caso Ligabue scoppia fatalmente dopo la sua morte.

Antonio Ligabue

Antonio Ligabue.Tigre con Serpente

Informazioni utili

ANTONIO LIGABUE

17 marzo – 18 giugno 2017

Scuderie del Castello Visconteo

Viale XI Febbraio, 35 – 27100 Pavia

A cura di Sandro Parmiggiani, Sergio Negri e in collaborazione con Simona Bartolena

Orari: Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00; Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 20.00

Biglietti: Intero 12,00 €; Ridotto: 10,00 €; Scuole: 5,00 €; Audioguida inclusa nel prezzo

Catalogo Skira

info@scuderiepavia.com | Tel: +39 0382 33676

www.scuderiepavia.com

Autore

- Laureata in Filologia moderna, eredita la passione per l'arte dalla madre. Giornalista pubblicista, al limite della grafomania, social addicted, vive a Milano dove collabora con varie testate. Twitter: @Luce8_


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