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Pubblicato il: gio 23 feb 2017
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Galleria Borghese, uno scrigno che racconta l’amore per l’arte di Roma

L’Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano Galleria Borghese

L’Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano

Uno dei luoghi simbolo della Città Eterna è la Galleria Borghese, una perfetta sintesi in grado di narrare, attraverso i suoi tesori, tutto l’amore per l’arte che l’Urbe ebbe soprattutto in passato.

La sua realizzazione si deve alla potente famiglia Borghese e soprattutto al grande interesse che il cardinale Scipione Borghese nutriva nei confronti dell’arte. Fu così che Scipione, nipote dell’appena eletto papa Paolo V, all’inizio del 1600, commissionò all’architetto Flaminio Ponzio la realizzazione di un edificio che doveva costituire il “contenitore” ideale in cui esporre la sbalorditiva collezione di opere d’arte di famiglia. Si decise di costruirlo proprio nel cuore dell’immenso parco, ancora oggi uno dei più amati dell’intera città: una piccola ma elegante residenza, che in poco tempo e grazie proprio a Scipione, diventò un vero e proprio punto di riferimento per studiosi, appassionati ed intellettuali, un museo a tutti gli effetti.

Come mai? Perché Scipione, da attento estimatore d’arte, seppe sapientemente unire alle opere della collezione archeologica di famiglia, costituita da importanti pezzi greci e romani, gruppi scultorei e tele realizzati dai più grandi artisti della storia, alcuni appartenenti al passato, altri suoi contemporanei.

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I Borghese rimasero nei secoli legati al mondo dell’arte visto che notevoli furono le aggiunte alla collezione, volute dagli altri membri della famiglia, i quali realizzarono anche importanti modifiche decorative all’interno della stessa residenza. In epoca più recente, quando Camillo Borghese sposò Paolina, l’affascinante sorella di Napoleone, la famiglia ebbe a che fare con la vendita ai Francesi di gran parte della collezione archeologica, oggi tutta presente nel Fondo Borghese del Museo del Louvre di Parigi.

Entrare oggi a Galleria Borghese vuol dire poter ammirare dal vivo le molte opere che Scipione decise di custodire nella propria residenza come massime espressioni di tutte le arti: antica, rinascimentale e contemporanea, atte a rievocare una nuova “età dell’oro”.

La disposizione scelta dal cardinale – che in larga parte è rimasta la medesima ancora oggi – era volta principalmente alla comparazione tra opere realizzate da artisti differenti ma con tema comune: questo chiaramente per poter meglio analizzare le differenze nell’approccio e nella mano della realizzazione. Fu così che nacque una delle collezioni d’arte più straordinarie di tutto il mondo.

Ma quali sono le opere che ancora oggi, destano maggior stupore nel visitatore? La Deposizione di Raffaello, l’Amor Sacro e Amor Profano e la Venere che benda Amore di Tiziano, La Caccia di Diana del Domenichino, le Veneri di Cranach e Brescianino, oltre ovviamente alle opere più celebri forse di tutta la Galleria, cioè le sei tele del Caravaggio, grazie alle quali è possibile ripercorre tutta la vita pittorica – ma non solo – del grande artista. Ecco quindi che si possono ammirare le sue realizzazioni giovanili, il Ragazzo con il cesto di frutta ed il Bacchino Malato, quelle di età più matura come il San Girolamo e la Madonna dei Palafrenieri, fino alle ultime realizzazioni del San Giovannino e Davide con la testa di Golia, l’una accanto all’altra.

Deposizione (1507) olio su tavola cm. 184x176 RAFFAELLO SANZIO

Deposizione
(1507) olio su tavola cm. 184×176
RAFFAELLO SANZIO

Caravaggio  Madonna dei Palafrenieri galleria borghese

Caravaggio Madonna dei Palafrenieri
(1605) olio su tela cm. 292×211
MICHELANGELO MERISI DETTO IL CARAVAGGIO

Caravaggio, Davide con la testa di Golia Galleria Borghese

Caravaggio, Davide con la testa di Golia

Tra i sommi capolavori della Galleria Borghese vi sono poi certamente i grandiosi gruppi scultorei di Gian Lorenzo Bernini, artista particolarmente amato da Scipione, e qui presente con Pluto e Proserpina, il David, il gruppo di Enea e Anchise, i doppi busti di Scipione e ancora lo straordinario Apollo e Dafne. Un’altra opera simbolo del museo è la scultura di Paolina Borghese, sapientemente modellata nel bianco e candido marmo da Antonio Canova nei primi anni del 1800 per volere del marito della donna, Camillo Borghese. Ritratta come la “Venere Vincitrice” del Giudizio di Paride, con tanto di pomo in mano, nuda ed adagiata su un soffice divano, l’opera destò non poco scandalo, perché era un fatto eccezionale per l’epoca ritrarre senza veli un personaggio di alto rango. Ma fu qualcosa di necessario per Canova che volle effettivamente realizzare proprio con questa opera la metamorfosi della persona storica in divinità antica, in un atteggiamento di classica quiete e nobile semplicità. E molte sono le altre grandi e piccole scoperte che una visita alla Galleria saprà regalare al visitatore, perché è questo un museo che rappresenta veramente uno scrigno d’arte perfetto, tutto da assaporare e gustare.

Paolina Borghese canova galleria borghese

Paolina Borghese
(1805-1808)
ANTONIO CANOVA

Galleria Borghese

Il Ratto di Proserpina
(1621-22) marmo bianco cm. 255
GIAN LORENZO BERNINI

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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