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Pubblicato il: ven 17 feb 2017
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Milano da scoprire. La loggia degli Osii

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Nel centro di Milano, più o meno a metà strada tra il Duomo e il castello Sforzesco, è situata Piazza Mercanti, un tempo chiamata Broletto Nuovo. La costruzione di questa piazza fu decisa dal podestà Aliprando Fava nel 1228, poiché il neonato comune di Milano aveva bisogno di una sede amministrativa migliore rispetto a quella in cui si trovava ovvero un piccolo edificio non proprio adatto a svolgere le frenetiche attività comunali ed entro il 1233 venne terminato il Palazzo della Ragione, oggi utilizzato come spazio espositivo.
Attorno al nuovo centro amministrativo sorserò nel giro di pochi anni edifici con specifiche funzioni civili come la casa del podestà con annesso il carcere della Malastalla, oggi sostituiti da moderni casamenti, e il Palazzo dei Giureconsulti, rimodernato nel 1562.

In questo spazio non poteva mancare un edificio dedito alla lettura dei bandi comunali, infatti nel 1252 venne eretta la loggia degli Osii, chiamata in questo modo perché costruita sul perimetro delle vecchie case della famiglia Osio dal cui balcone, chiamato parlèra, si leggevano a gran voce gli editti.

La prima loggia era probabilmente in legno e nel 1316 venne ricostruita in muratura per volontà di Matteo I Visconti che diede la supervisione dei lavori a Scoto da San Gimignano. Questo evento è ricordato da una lapide marmorea posta sull’edificio e oggi parzialmente nascosta dal palazzo a fianco.

La struttura è costituita da un doppio ordine di cinque arcate, gli archi del pian terreno sono a tutto sesto e quelli del piano superiore ogivali; al di sopra delle arcate del primo piano si aprono cinque trifore, tre delle quali sono occupate da delle sculture di due ignoti maestri campionesi raffiguranti la Madonna con il Bambino e Santi.

Come ogni città degna di questo nome anche Milano aveva i suoi rioni che facevano capo alle principali porte cittadine, ognuna avente il proprio stemma. Tra il piano terreno e il primo piano della loggia corre un fregio lungo il quale sono scolpiti questi stemmi alternati allo scudo crociato di Milano.
Il primi due emblemi che incontriamo possiamo riferirli a Porta Romana e Porta Ticinese anche se, data la mancanza di cromia sull’edificio, non è facile stabilire quale delle due venga prima poiché entrambe avevano lo scudo monocromo (Porta Romana tutto rosso mentre Ticinese tutto bianco) e senza particolari decori. Lo scudo con il leone appartiene a Porta Orientale e, di seguito, troviamo quello di Porta Vercellina, diviso a metà in orizzontale, Porta Comacina è a scacchi mentre Porta Nuova è ripartito in quattro quadrati. Compare anche uno stemma con uno sgabello, questo appartiene a Porta Ticinese perché, in una data imprecisata, viene cambiato preferendolo al precedente totalmente candido.

Volevamo farci mancare il messaggio politico? Certo che no! Infatti oltre agli scudi indicati in precedenza lungo il fregio sono scolpiti altri emblemi che, se letti in maniera corretta, nascondono un forte significato politico. Alla morte di Francesco Sforza vi è un attimo di incertezza relativo alla successione ducale, la scelta ricadde su Galeazzo Maria primogenito del duca defunto e di Bianca Maria Visconti. Gli stemmi sulla loggia sono volti a confermare questa successione.

Partendo a leggerli dall’estrema destra noi incontriamo per prima l’impresa dei tizzoni ardenti con i secchielli che raffigura l’ardore (i tizzoni) del giovane duca mitigato dalla temperanza (i secchi d’acqua); l’iride, ovvero un arcobaleno circondato da una nube, ha lo scopo di rappresentare i rapporti tra cielo e terra, quindi di legittimare il potere di Galeazzo Maria davanti a Dio mentre il terzo emblema, il cimiero sormontato da un albero seminato di lacrime, ufficializza il suo potere davanti all’Imperatore poiché il cimiero è posato sopra allo stemma della casata affiancato all’aquila imperiale. Tutti questi emblemi sono sovrastati dalle iniziali G.M.

Se ci spostiamo sui lati corti del balcone troviamo, a sinistra, l’impresa del cane sotto al pino, sormontata da G.M., volta a ricordare la sua prontezza nell’attaccare di Galeazzo Maria, invece sul lato destro incontriamo la sempreviva, accompagnata dalle iniziali della madre Bianca Maria, che ha l’intento di rappresentare la legittima discendenza tra le due casate.
Questo forte messaggio politico si chiude sulla fronte del balcone dove lo stemma della famiglia Visconti/Sforza compare due volte racchiudendo nel mezzo l’aquila imperiale.

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