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Pubblicato il: ven 27 gen 2017
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Poesía sin fin, il nuovo film di Alejandro Jodorowsky. La recensione

Alejandro Jodorowsky Poesía sin finPoesía sin fin, il nuovo film di Alejandro Jodorowsky. Recidere per creare.

«Essendomi separato dal mio io illusorio, ho cercato disperatamente un sentiero e un senso per la vita»
Alejandro Jodorowsky

 

Presentato nella Quinzaine di Cannes 2016, Poesía sin fin è un viaggio introspettivo che pesca ancora una volta nella biografia e nell’universo fantasmatico e visionario del regista cileno di El Topo e La Montagna Sacra, il suo personalissimo Amarcord, a cavallo tra surrealismo ed esperienza psicomagica.
Il film è la prosecuzione del precedente La danza de la realidad, prima parte dell’autobiografia cinematografica di Alejandro Jodorowsky.

Poesía sin fin riprende quindi le fila del discorso familiare che vede lo sbocciare dell’adolescenza del regista, che con il saluto all’infanzia scopre la sua vocazione di poeta, in contrasto con i desideri del padre che lo vorrebbe medico e quelli della madre che lo vorrebbe violinista.Alejandro Jodorowsky Poesía sin finJodorowsky prosegue il racconto giocoso e caricaturale della sua esistenza, inventando e reinventando un altro cinema, personale e libero. Un cinema taumaturgico abitato da creature fantastiche che sembrano fuggite dall’immaginario felliniano per tornare a vivere con rinnovata, magica energia.

Santiago del Cile, inizio anni Cinquanta. Alejandro Jodorowsky ha vent’anni e il desiderio di diventare poeta contro il parere del padre che lo sogna medico, ricco e borghese. L’illuminazione grazie alle poesie di Garcia Lorca. Soffocato dalla famiglia Alejandro decide di dare un taglio all’albero genealogico (letteralmente) e se ne va per la sua strada. La poesia è azione.

Si farà ispirare in questo suo cammino di formazione dai più grandi maestri della moderna letteratura Latino Americana: Enrique Lihn, Stella Díaz, Nicanor Parra; che qui diventano come personaggi di un teatrino grottesco e coloratissimo.
Con Nicanor Parra, che Aleandro preferisce perfino a Neruda, si ripeterà la dinamica del conflitto paterno. Per creare bisogna abbandonare i propri genitori. Strade che si dividono. La parola d’ordine del film è “recidere”.

Stella Díaz incarna l’aspetto erotico e sentimentale della sua formazione e, in maniera abbastanza freudiana, è interpretata dalla stessa attrice che dà volto e corpo alla madre di Jodorowsky, Pamela Flores.
Enrique Lihn invece, interpretato da Leandro Taub, è l’amico sodale che accompagna Alejandro alla scoperta della natura della poesia (e dell’antipoesia) in un viaggio lungo una linea retta, direzione irremovibile.Alejandro Jodorowsky Poesía sin finImmerso nella sperimentazione poetica, Alejandro farà così la sua rivoluzione culturale. Questo nuovo capitolo del viaggio biografico di Jodorowsky si conclude con la partenza verso Parigi, l’addio definitivo ai propri padri, quelli anagrafici e quelli artistici.

In Poesía sin fin ritroviamo Jodorowsky in grande forma e convince di più rispetto al precedente capitolo biografico, la regia si fa più libera e la fotografia  di Christopher Doyle (In the mood for love, 2046, Lady in the water) -sempre stupenda- si sposa alla perfezione con le immagini della fervida immaginazione del cineasta cileno. Quella di Jean-Marie Dreujou per La danza della realtà lasciava alquanto desiderare.
La sequenza più bella e poetica quella del commiato tra le marionette.

Secondo le intenzioni del regista ci aspettano altri tre film per completare questo ciclo autobiografico. Attendiamo con curiosità e impazienza.

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