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Pubblicato il: ven 17 Giu 2016

Getaway, esce l’album-manifesto dei Red Hot Chili Peppers

Red Hot Chili Peppers 2

Una bambina marcia a piccoli passi scortata da un orso grizzly, sullo sfondo di un quartiere coperto di graffiti. Non sembra temere nulla, perché la musica rock difficilmente ha paura di qualcosa. Se non di invecchiare. Così, da sempre, sono fondamentali i produttori. Tu metti idee e talento, poi però c’è chi imbriglia la fusione a freddo. E’ il caso di “The Getaway”, album-manifesto dei Red Hot Chili Peppers che esce il 17 giugno. “Getaway” vuol dire fuga, celebre un film di rapine e vendette di Sam Peckinpah con Steve McQueen, nel ’72, dal romanzo di Jim Thompson. C’è un momento in cui McQueen compra un camioncino da un cowboy, passa il confine messicano e poi gli dice: “Ora te ne torni a piedi, spero che tu possa trovare quello che cercavi…”.

Il disco dei californiani Anthony Kiedis, Flea e Chad Smith, nucleo storico che ha perso per strada il chitarrista Jack Frusciante sostituito con il più giovane e contenuto Josh Klinghoffer, è esattamente quello che augura McQueen: dare un senso alla propria esistenza. Artistica, ma non solo. Suona nel modo giusto, perché il puzzle di basso, Flea è tuttora un gigante, e batteria, Smith è persino più gentile che in passato, è stato concepito dal produttore Danger Mouse, con l’italiano Daniele Luppi, per trasferire l’energia sovversiva del “grunge” e del rock losangelino degli anni ’80 nella confusione di oggi. Non è affatto un passaggio da poco. I fans dei Red Hot ritroveranno atmosfere collaudate, ma la spina è innestata a una turbina diversa.

Red Hot Chili Peppers 3
Chi segue questa band tribolata, dove la droga è intervenuta come una falce, ha già fatto in tempo a rendersene conto, visto che sono stati pubblicati tre singoli, “Dark Necessities”, “The Getaway” appunto, e “We Turnd Red”. Ascoltarli però nell’album fa un altro effetto, quello di certi uragani che si portano via tutto, lasciando il vuoto in un silenzio irreale. “Seduto qui conto le lune, gli ordini eseguiti ogni notte prima di andare a letto…”. Kiedis, il frontman che disegna gli scenari della band con versi apocalittici, è un uomo tormentato. Una delle canzoni più belle, insieme a “Sick Love” scritta con Bernie Taupin ed Elton John anche al piano, “Feasting on the Flowers”, è dedicata a Hillel Slovak, uno dei fondatori morto di overdose nell’88: “L’ultima cosa che ricordo sono lacrime di sangue, e non erano certo le mie. Come vorrei averti salvato…”.

Red Hot Chili Peppers 4

Lo stesso Kiedis ha messo in agitazione i supporter per un malore che lo ha spedito all’ospedale, nelle settimane scorse, facendo sospettare una ricaduta negli stupefacenti. Rapida smentita, apparizione al Rock Am Ring Festival, in Germania, e si riparte con la giostra mediatica. Kiedis, 53 anni, èer “The Getaway” ha scritto testi sulfurei e misteriosi, sostenendo che «se il mondo non ha nulla di meglio se non interessarsi alla mia salute, vuol dire che le cose vanno bene. Ma non ci credo troppo…».

Ed è qui che scatta l’interesse per i Red Hot Chili Peppers, l’8 ottobre all’Unipol Arena di Bologna, il 10 e 11 al Pala Alpitour di Torino: si può essere ancora radicali, e non autolesionisti, suonando musica rock?

Supporter di Bernie Sanders nelle primarie democratiche, i RHCP rimpiangono, come dice Flea, «quando il nostro mestiere non era solo business, oggi il primo ragazzo con pretese di successo si prende un avvocato, un consulente d’immagine e un manager e parte in quarta. Ma non funziona così…» E i testi di Kiedis riflettono questo rammarico, anche se il piano è molto più personale. Come in “The Longest Wave” e “Goodbye Angels”. Altre volte, come nella rocciosa “Detroit”, il cuore batte a sinistra con una certa ironia: “Henry vinse la guerra senza spada, ma con una piccola cosa chiama Ford…”. “Siamo tutti soldati in questa battaglia campale…” suggerisce il frontman, senza specificare se il nemico siano i suoi fantasmi o il capitale.

Red Hot Chili Peppers

Di certo, il sound dei Red Hot Chili Peppers è più raffinato, ricco di innesti, impreziosito dal nuovo che avanza, Danger Mouse e Luppi, appunto, per cui le idee sono meritevoli ma se pulsano nel modo giusto è meglio.

Per gentile concessione de Il Secolo XIX (15.06.2016)

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Autore

- Genovese, 62 anni, a lungo caporedattore cultura, costume, moda e spettacoli al Secolo XIX di Genova, ha attraversato i fenomeni della musica e del cinema con ripetuti soggiorni all'estero


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