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Pubblicato il: sab 16 gen 2016
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L’amore e la passione di David Bowie per il mondo dell’arte

Roxanne Lowit, David Bowie, Damien Hirst, and Julian Schnabel (1994). Photo: Roxanne Lowit, courtesy Kaune, Sudendorg Gallery, Cologne.

Roxanne Lowit, David Bowie, Damien Hirst, and Julian Schnabel (1994).
Photo: Roxanne Lowit, courtesy Kaune, Sudendorg Gallery, Cologne.

“L’arte può cambiare il modo di sentirsi la mattina”: è il 1998 quando David Bowie parla al New York Times della sua passione per il mondo dell’arte. Numerosi gli artisti contemporanei e classici amati dal grande Duca Bianco venuto a mancare lo scorso 10 gennaio. Tra questi Francis Picabia, David Bomberg, Frank Auerbach e Marcel Duchamp.

Un amore che riecheggiava nei testi delle canzoni come la citazione a Georges Braque in “Unwashed and Slightly Dazed” del ’69 passando per l’omaggio ad una performance di Chris Burden in “Joe The Lion” nel verso “nail me to my car and I’ll tell you who you are”. I colori e lo stile dell’avanguardista Georges Grosz prendono invece vita nella scenografia del tour Diamond Dogs nel 1974.

Sono le numerose interviste al cantante britannico che mettono in luce le preziose opere contenute nella sua collezione: tra Surrealisti e Preraffaeliti spuntano gli Old Master come Tintoretto e un piccolo Rubens «ma la maggior parte di ciò che possiedo sono inglesi del XX secolo e non grandi nomi» aveva sottolineato Bowie. «Sono andato a cercare ciò che mi sembrava essere una partenza importante o interessante in un certo momento, qualcosa che ha caratterizzato un certo decennio, lasciando perdere Hockney o Freud o qualsiasi altra cosa».

David Bowie, Heroes album cover from graphic artist Masayoshi Sukita. Photo: RCA.

David Bowie, la copertina dell’album Heroes dell’artista Masayoshi Sukita.
Photo: RCA.

Tra le opere della collezione Bowie spicca l’Espressionismo tedesco nella tela Roquairol di Erich Heckel realizzata nel 1917. Opera particolarmente apprezzata dal cantante tanto da riprenderla nella copertina dell’album Heroes nel 1977. «La mia idea di un artista contemporaneo è Damien Hirst», aveva dichiarato. E dell’ex Young Brit Artist Bowie si era portato a casa Beautiful, shattering, slashing, violent, pinky, hacking, sphincter painting, una vera e propria esplosione di colore datata 1995.

Damien Hirst, Beautiful, shattering, slashing, violent, pinky, hacking, sphincter painting (1995). Photo: courtesy of White Cube © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS 2012.

Damien Hirst, Beautiful, shattering, slashing, violent, pinky, hacking, sphincter painting (1995).
Photo: courtesy of White Cube © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS 2012.

Di tutt’altro carattere è “Croatian and Muslim”, opera realizzata nel 1994 dall’inglese Peter Howson nella quale è rappresentata la scena cruenta di due uomini nell’atto di violentare una donna musulmana.  Non solo attento osservatore e grande collezionista, David Bowie frequentò la scuola d’arte e in diverse occasioni si cimentò anche lui nella pittura come ha dimostrato la famosa mostra itinerante David Bowie is.. approdata nella sua prima tappa nel 2013 al Victoria and Albert Museum di Londra.

David Bowie with Peter Howson's Croatian and Muslim (1994). Photograph: Richard Young/Rex Features.

David Bowie davanti al grande dipinto di Peter Howson “Croatian and Muslim” (1994).
Photograph: Richard Young/Rex Features.

Un personaggio dalle idee geniali e visionarie che non ha lasciato immuni grandi artisti che a lui si sono ispirati: uno tra tutti Paul McCartney che, nel 1990 diede vita a Bowie Spewing, un ritratto del Duca Bianco nell’atto di vomitare. Un omaggio forse troppo azzardato anche per l’eclettico cantante che reagì dicendo «What a coincidence! I am currently working on a song that’s called McCartney Shits».

Paul McCartney, Bowie Spewing (1990). Photo: Paul McCartney.

Paul McCartney, Bowie Spewing (1990).
Photo: Paul McCartney.

Una passione, quella per l’arte, che mostra un altro importante aspetto della vita del grande David Bowie e che vogliamo ricordare con le sue parole:
«L’arte, sul serio, era l’unica cosa che avessi mai desiderato di possedere».

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