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Pubblicato il: mer 30 Set 2015
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Il Ghetto ebraico, un gioiello di Roma

Ghetto_Sinagoga 01

Nella città di Roma esiste un luogo che forse più di tutti gli altri è in grado di emozionare e stupire in ogni suo piccolo angolo per la sua lunga vita e il forte impatto storico: il Ghetto ebraico.

L’intera area oggi compresa tra il fiume Tevere all’altezza dell’Isola Tiberina, il Portico d’Ottavia e piazza Mattei, corrispondente al Rione Sant’Angelo, è nota ai più con il nome di Ghetto.

La sua storia risale al 1555 quando papa Paolo IV Carafa ordinò la costruzione del “serraglio” per gli ebrei che vivevano in città, i quali furono costretti di fatto a trascorrere una vita di stenti e fatiche, segregati all’interno di uno spazio limitato ed angusto, dalle pessime condizioni igieniche, anche e soprattutto a causa delle terribili piene del vicino Tevere.

Il Ghetto di Roma non fu il primo ad essere istituito in Europa e sembra infatti che all’epoca la popolazione ebraica cominciò ad essere perseguitata e cacciata da numerose città. Il primo ghetto italiano risale ai primi anni del 1500 e venne costruito a Venezia: la parola “ghetto” infatti deriva dal verbo veneto “ghetare”, cioè gettare, in riferimento all’atto di gettare i metalli all’interno di roventi fornaci, uno dei mestieri più diffusi tra gli ebrei del tempo.

Ghetto_Scorcio

Il Ghetto di Roma inizialmente fu munito di un alto muro di cinta interrotto nei tre punti in cui si trovavano gli ingressi, con portoni che venivano aperti all’alba e chiusi al tramonto, imprigionando gli abitanti all’interno. Con il passare degli anni e l’aumento della popolazione, si decise da un lato di allargare la superficie del ghetto, raggiungendo di fatto proprio la defilata piazza Mattei, e dall’altro di installare una fontana di acqua corrente utilizzabile dagli ebrei.

Le restrizioni che subirono furono numerose: non potevano avere case di proprietà, dovevano pagare degli affitti salati, dovevano circolare con un segno di riconoscimento addosso e venivano sottoposti almeno una volta a settimana – principalmente nella giornata del sabato – alle messe coatte, con lo scopo di convertirli al Cristianesimo.

Oggi questo tipo di ghetto, fortunatamente, non esiste più perché venne smantellato definitivamente con l’avvento dell’Unità d’Italia a fine ‘800 e proprio nel suo cuore, nel 1904, venne eretto il Tempio Maggiore, la più grande sinagoga di tutta Europa, interamente realizzata in perfetto stile Liberty con commistioni di influenza orientale.

Great_Synagogue_of_Rome

Del muro dell’atroce “serraglio” oggi non vi è più traccia, ma le piazze, i vicoli e le vie conservano ancora la caratteristica forma intricata del ghetto di una volta.

Arteria principale oggi come ieri è Via del Portico di Ottavia, strada sulla quale si affacciano i numerosi e sfiziosi ristoranti khoser che offrono ai più curiosi pietanze tipiche della tradizione culinaria ebraica, ma anche le pietanze romanesche per eccellenza, come i famosi carciofi alla giudia o la celebre zuppa di pesce. E proprio questa pietanza ha una storia molto antica: le donne ebree, molto povere, giungevano al Portico di Ottavia dove si teneva il più grande mercato di pesce di Roma e non potendosi permettere il pesce fresco, troppo caro, si accontentavano di raccogliere gli scarti che, bolliti in un pentolone pieno di acqua, diventavano un ottimo pasto. E ancora oggi proprio gli scarti del pesce sono il segreto per ottenere una zuppa saporita e gustosa!

RomaPorticoOttaviaIngresso

La quinta scenografica di questo importante mercato era il Portico d’Ottavia, una monumentale piazza porticata voluta dall’imperatore Augusto che la dedicò all’amata sorella Ottavia: un’area interamente votata alla cultura con biblioteche, musei, sale riunioni e nel suo centro due importanti templi, uno dedicato a Giove e l’altro a Giunone. E proprio sul Portico è ancora affissa una lastra di marmo che fungeva da unità di misura per la misurazione del pesce: tutti quelli di taglia superiore al disegno inciso sulla targa, dovevano di diritto essere regalati ai Conservatori della Città, cioè gli alti magistrati che governavano la Roma comunale; quelli più piccoli invece potevano essere venduti al mercato, alla gente comune.

Tra i resti del Portico, in epoca medioevale, sorse la Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, in memoria del famoso miracolo dell’apparizione dell’angelo a papa Gregorio Magno, che a pochi metri aveva la sua casa paterna.

Poco più avanti si raggiunge piazza delle Cinque Scole, così chiamata in ricordo dell’edificio che ospitava le cinque scuole rabbiniche qui presenti prima della costruzione della Grande Sinagoga. Al centro della piazza si trova oggi la Fontana del Pianto, l’unica ad essere stata realizzata alla fine del Cinquecento all’interno del ghetto e che in origine si trovava nell’ormai scomparsa piazza Giudia, non lontano dalla Chiesa di Santa Maria del Pianto, così denominata perché all’interno vi è conservata una miracolosa immagine della Vergine che secondo la leggenda avrebbe pianto per un omicidio commesso davanti ai suoi occhi, o come attestano altri, perché gli ebrei non volevano proprio saperne di convertirsi al Cristianesimo.

Poco oltre questa piazza, tornando su via del Portico d’Ottavia, è possibile ammirare lo splendido palazzetto quattrocentesco di proprietà di un certo Lorenzo Manilio, ricco mercante amante della classicità che si fece decorare la propria dimora con pezzi provenienti dall’antico portico romano. Alle spalle sorge un piccolo tempietto, in perfetto stile neoclassico, che un tempo ospitava l’immagine della Madonna del Carmelo, oggi perduta e sostituita da una scultura di arte contemporanea. Ed è proprio all’interno di tutti questi edifici sacri che si celebravano le messe coatte!

Gioiello indiscusso del ghetto è poi piazza Mattei, così chiamata per la presenza di uno dei palazzi appartenuti alla potente famiglia Mattei che tra il XV e il XVI secolo realizzò in questa zona la cosiddetta Isola Mattei, un insieme di ben cinque palazzi! Di fronte vi è anche il portale di ingresso di Palazzo Costaguti, appartenente ad un’altra delle ricche famiglie cristiane che, insieme ai Mattei, detenevano le chiavi del serraglio degli ebrei: aprivano e chiudevano ogni giorno i portoni del ghetto, guadagnando il rispetto del potere pontificio e certamente anche molti soldi!

Ghetto_Palazzo Costaguti

Ma tutta l’attenzione è catturata dalla curiosa e originale Fontana delle Tartarughe, posta proprio al centro della piazzetta. Realizzata alla fine del Cinquecento da Giacomo della Porta e Taddeo Landini, diventa celebre grazie all’originale aggiunta delle graziose tartarughe effettuata da Gian Lorenzo Bernini.

Ghetto_Piazza Mattei

Il ghetto è un angolo di Roma che riassume secoli di vita della città e di alcuni suoi abitanti, quelli che qui videro anche compiersi una delle più tragiche pagine della nostra storia: la notte del 16 Ottobre 1943 più di mille ebrei vennero prelevati dalle proprie case, radunati all’interno del ghetto e condotti dai tedeschi nei campi di sterminio. Una targa commemorativa è stata posta alcuni anni fa nei pressi del Portico di Ottavia, cuore di questo meraviglioso e importante luogo, per ricordare e non dimenticare.

Approfondimento a cura di L’Asino d’Oro Associazione Culturale, che organizza visite guidate e passeggiate per andare alla scoperta di Roma con archeologi e guide turistiche abilitate della Provincia.

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