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Pubblicato il: ven 05 Dic 2014
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Born in the USE: intervista a Michele Diomà

Il cinema l’anno prossimo compie 120 anni. Un compleanno che sta passando piuttosto inosservato, se non fosse per il film documentario Born in the USE ( Stati Uniti d’Europa) di Michele Diomà che con il mitico produttore Renzo Rossellini, ha voluto celebrare questa ricorrenza con un viaggio di riscoperta della settima arte che parte da Georges Melies e attraversa per immagini e testimonianze, la Nouvelle Vague, il cinema di Charlie Chaplin, il neorealismo italiano, il cinema onirico di Federico Fellini, fino al cinema contemporaneo.

Un viaggio in cui il giovane regista Michele Diomà incontra personaggi importanti e maestri riconosciuti, come Francesco Rosi, Giuseppe Tornatore, il compositore premio Oscar Luis Bacalov e Renzo Rosellini co-produttore di ben tre film di Fellini. Il documentario che è stato appena ultimato è come una lettera d’amore al cinema e al pubblico di oggi, che possa così apprezzare e ricordare un’arte che ci ha reso grandi. Il film documentario sarà distribuito proprio all’inizio del nuovo anno.

Michele Diomà con Luis Bacalov

Michele Diomà con Luis Bacalov

Com’è nata l’idea di Born in the U.S.E ?
Il progetto è stato la naturale prosecuzione delle lunghe conversazioni sul cinema fatte per oltre un anno con il Maestro Renzo Rossellini. Renzo, da grande produttore di registi leggendari come Federico Fellini ed Ingmar Bergman, più volte mi ha raccontato aneddoti, fatti inediti da lui vissuti nei vari set internazionali dei film che ha prodotto e che mi sembravano di estremo interesse per celebrare i 120 anni della settima arte. Così insieme alle immagini di repertorio, ho realizzato come dei cortometraggi che raccontano, in breve, degli aspetti del cinema e che ho utilizzato come introduzione alle domande che rivolgo ai miei interlocutori. L’idea di intitolarlo Born in the U.S.E. – Nato negli Stati Uniti d’Europa, è stata una conseguenza inevitabile, dato che il cinematografo è nato proprio nel cuore d’Europa: a Parigi nel 1895.

Com’ è riuscito a mettere insieme il progetto e a coinvolgere così grandi artisti?
Per fare un film che celebrasse i 120 anni della settima arte era necessario coinvolgere il meglio del cinema italiano ed internazionale al tempo stesso. Ecco perché abbiamo deciso di contattare in primis Francesco Rosi, in quanto Maestro assoluto del cinema mondiale. Mi chiede se sia stato facile? Posso risponderle semplicemente che i veri grandi artisti sono sempre persone umili e disponibili. Perciò è stato semplice, si, convincere grandi personaggi come Giuseppe Tornatore e il compositore Luis Bacalov.

Alla produzione del suo film, c’è Renzo Rossellini. Come è nata questa collaborazione?
Io e Renzo ci siamo conosciuti ad un convegno dedicato ai produttori cinematografici, ormai circa due anni fa. Siamo andati a prendere un caffè ed abbiamo subito scoperto di condividere molte idee sul cinema, nonostante avessimo 40 anni di differenza. Così abbiamo deciso di unire le forze ed ecco che è venuto fuori il progetto Born in the U.S.E.

Lei nelle note di regia scrive che detesta gran parte della produzione cinematografica italiana degli ultimi anni.
Oggi il cinema che si produce in Italia somiglia sempre più ad uno sceneggiato televisivo. Andare al cinema a vedere un prodotto italiano, rare eccezioni a parte(vedi La grande bellezza per esempio), significa andare a vedere la TELEVISIONE SUL GRANDE SCHERMO alla modica cifra di 7 euro e 50. I film sono girati quasi tutti allo stesso modo, con la stessa fotografia, gli stessi attori, le stesse storielle.

Probabilmente gran parte del pubblico di giovani non conosce le opere di Rosi e probabilmente non ha visto neanche un film di Fellini, anche se conosce i titoli. Perché secondo lei rispetto alla Francia e all’Inghilterra, noi abbiamo una così tale ignoranza verso la nostra storia culturale?
L’Italia può essere considerata il Terzo Mondo della cultura. Per quanto riguarda nello specifico del cinema, il fatto che molti giovani e anche non giovani, non conoscano nulla dei film di Federico Fellini, Roberto Rossellini o anche di Francesco Rosi, è un problema anche politico. Credo che ci dovrebbero essere delle sale aperte al pubblico, destinate esclusivamente a proiettare film della nostra storia del cinema. Dei cinema pubblici nei quali si potrebbe andare gratis o pagando un minimo contributo. Ma poi come farebbero quelli della TV SUL GRANDE SCHERMO?

All’estero nelle scuole s’insegna teatro, musica, pittura, cosa che in Italia si fa solo nelle Accademie. Perché nel nostro paese non si fa educazione culturale?
A questa domanda non saprei proprio cosa rispondere, dato che me la faccio a mia volta da una vita.

Lei come ha iniziato a fare il regista, poiché è molto giovane.
Mi limito a dire che se non fosse esistita la Francia io oggi non starei qui a parlare. E’ in Francia che il mio primo film L’ultimo sogno di Howard Costello è riuscito a sfondare il muro del silenzio. L’Italia è arrivata dopo.

Oltre alla sua passione per il cinema, lei coltiva anche interessi per le altre arti?
Sono sempre stato attratto da tutte le forme di espressione, tanto dai quadri di Picasso quanto dalle metafore di Neruda. Anzi, a mio avviso il confine tra un’arte e l’altra, non esiste affatto. Credo siano classificazioni inventate dagli accademici. Sono convinto che se Michelangelo fosse nato nel ‘900 avrebbe girato un film invece di dipingere la Cappella Sistina.

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