Meeting Art
Pubblicato il: gio 27 nov 2014
Stampa/PDF/Email

Tutto Marcello Lo Giudice in questa intervista esclusiva per ArtsLife

Marcello lo Giudice nel suo studio con i suoi Totem

Marcello Lo Giudice nel suo studio a Milano con i suoi Totem

E’ uno degli artisti italiani contemporanei più quotati del mondo ma in Italia raramente lo si può “vedere”. I suoi lavori vanno a ruba, ha collezionisti disseminati in tutte le parti del globo, nelle aste internazionali decuplica le stime, ma all’Italietta – avviluppata nelle sue beghe di condominio e ammaliata dalla sempre invadente esterofilia – non sembra interessi un granché. Interessa però moltissimo al di fuori dei confini nazionali: un sodalizio culturale con il Principe Alberto di Monaco e critici del calibro di Pierre Restany che lo celebrano. Il nostro paese, come solitamente accade, stenta a rendersi conto di quello che ha “in casa”, cosicché per essere riconosciuti spesso bisogna portare il proprio “credo”, artistico o meno, fuori dai confini nazionali. Così è stato ed è ancora per Marcello Lo Giudice, i cui lavori sono richiesti in mostre e musei di tutto il mondo ma in Italia non si “possono” vedere. L’artista “tellurico” ci ha rilasciato, in esclusiva per ArtsLife, questa lunga intervista.

Lo incontro nel quartiere di Brera con ancora le mani sporche di pittura.

Sei siciliano, milanese di adozione dal 1983. Cos’è per te Milano?

Non mi sono mai trasferito da questa città. La vedo un po’ come un villaggio, un po’ come una grande città, un insieme di cose. Milano non ha una vera identità di città ed è questo forse che mi piace, perché è atipica. Io ci lavoro bene, qua c’è il mio studio.

Laureato in Geologia a Bologna, artefice di opere cosiddette “telluriche”: vere e proprie creazioni di paesaggi geologici.

Questa laurea mi ispira molto. Sapevo già dentro di me di essere un pittore e volevo fare qualcosa che mi piacesse. Difatti mi è servita moltissimo. Studiando geologia, paleontologia e geografia fisica, ho conosciuto meglio il nostro pianeta. Analizzando i minerali al microscopio, in particolare, ho scoperto le meravigliose cromie che ci sono dentro un millimetro di zolfo, di calcite o di magma.

Fondamentale per il tuo percorso artistico.

Fondamentale. Mi è rimasto tutto conservato nella memoria ed è uscito fuori nel momento della creazione delle opere. Ti dirò di più, è l’unica laurea che permette di migliorarti nell’arte, ti fa scoprire mondi che l’ingegneria, l’architettura e le stesse facoltà artistiche non possono rivelarti. Al microscopio vedi i più bei capolavori dell’arte contemporanea.

Così come le geometrie dei quarzi, delle piriti.

Certo, la meraviglia delle geometrie e delle simmetrie. Ma soprattutto la gioia dei colori. Se prendi un micromillimetro di una pirite vedi Jackson Pollock e De Kooning.

Marcello lo Giudice - Eden Primavera , cm 100x100 courtesy OPERA gallery Honk Hong

Marcello lo Giudice – Eden Primavera, cm 100×100, courtesy OPERA Gallery Hong Kong

Armonie, “sinfonie” di colori. Quanto è importante la musica nella tua opera?

La musica insieme alla pittura ha un ruolo fondamentale, nella mia arte come in qualsiasi cosa. L’universo è fatto di musica. Penso che i due elementi fondamentali affinché il nostro pianeta si possa salvare e così anche l’universo siano la musica e la pittura. L’armonia dell’universo. Io però non ascolto mai musica quando dipingo, totale silenzio come in chiesa.

La natura è fondamentale nel tuo lavoro. Che rapporto hai con essa?

Io prima di tutto amo la natura: il mare e tutte le sue colorazioni, subito dopo il cielo e la terra. Poi gli esseri umani.

E con la materia?

Sono un pittore molto generoso.

Cioè?

Quando tu dipingi, e io sono anche un pittore gestuale, devo avere a disposizione la materia. La materia deve avere un giusto dosaggio, una giusta percentuale di colore per diventare opera d’arte. Quindi il mio rapporto con la materia è il classico rapporto che c’è tra un pescatore e i suoi pesci: un rapporto profondo, forte. Direi intimo.

Pierre Restany ti ha definito “pittore tellurico” perché ti impossessi della materia. Cogli la natura in modo organico e viscerale. Hai mai pensato di esprimere anche le “distruzioni” della natura, come ad esempio il terremoto, o comunque non solo la natura pura e incontaminata?

Sì, può essere un’idea. Non so come evolverà la mia pittura. Per adesso sto dipingendo gli “Eden“, li chiamo così perché sono Paradisi terrestri. In questo momento poi dipingo con maggiore vigore perché, per fortuna, le gallerie richiedono molte opere da collezionisti in tutto il mondo. Sono in una fase prolifica e produttiva. Un domani forse, chi lo sa, magari mi ritroverò a creare qualcosa legato alla guerra e alle distruzioni. Un dramma legato alla frattura, non più la purezza.

Marcello Lo Giudice - Eden Sold Fureo, 2012

Marcello Lo Giudice – Eden Sold Fureo, 2012

Hai dichiarato che vuoi arrivare “all’indefinito e all’assoluto della materia”.

Sì, è vero. Di più anche. Voglio andare oltre a quella che è la realtà. Oltre a quello che abbiamo di fronte e che vediamo. La figurazione oggi ha un limite enorme. Nel nuovo millennio infattila figura è un po’ banale, i pittori che dipingono ancora le figure e i corpi sono anacronistici. Siamo ormai rivolti verso il futuro, verso lo spazio. Oggi il significato della pittura dev’essere qualcosa che non c’è, che non si vede. La pittura astratta e informale ti dà quindi questa possibilità e questa emozione.

Quindi, la cosa più bella che si possa fare…

La cosa più bella e fantastica che si possa fare è creare un’opera per cui non c’è nessuna traccia nel mondo reale.

Ti sei sempre mosso nel campo dell’informale?

Sì, anche se in verità all’inizio, negli anni Settanta, ho fatto delle grandi carte con tracce di frutta, di cera e di fuoco. Erano de lavori concettuali.

Si possono trovare da qualche parte, in qualche galleria o sul web, queste opere?

No, non ci sono in giro ma usciranno fuori, qualcuno le sta già facendo autenticare. Ne avrò fatte un centinaio. Sono opere giovanili: belle, intense e tutte naturaliste. Mega composizioni fatte con l’erba, le fragole, le ciliege.

Marcello Lo Giudice insieme al più' grande pittore francese vivente Pierre Soulages, nell' atelieri di Sete ( francia)

Marcello Lo Giudice insieme a Pierre Soulages, uno dei più importanti pittori francesi viventi, nell’atelier di Sète (Francia)

Dal 1989 fino ai primi anni Novanta crei i tuoi celebri Totem: materassi squarciati, svuotati, ustionati e successivamente dipinti con strati di colore abbondanti e monocromatici. Nascono perché sei rimasto impressionato dagli orrori della Guerra del Golfo.

Quando ho visto le prime immagini delle bombe sganciate dagli americani in Iraq ho avvertito un profondo senso di disagio, di angoscia. Al di là della scelta di attaccare un paese con i confini propri, sono stati fatti moltissimi errori. Ad esempio alcune bombe hanno colpito in pieno le case dei civili. Spesso queste notizie sono state nascoste dalla stampa anche se fortunatamente qualcosa è emerso. Da lì ho pensato che era il caso di intervenire come artista.

In che modo?

Vedendo le immagini terribili delle case che venivano rase al suolo o incendiate da una bomba per errore dove dormivano innocenti, donne e bambini, mi è venuto il desiderio di creare a mia volta dei materassi sventrati, bruciati, come se fossero resti e scene di guerra. Li ho dipinti per nobilitarli. Questa è stata la mia denuncia nei confronti della guerra.

Essendo “Totem” hanno anche una funzione sacra, evocativa.

I Totem si pongono come emblema di tali violenze e al contempo recuperano la loro primigenia funzione “religiosa” di mezzo di esorcismo e protezione. Il Totem evoca sempre qualcosa. Rappresenta un centro a cui fedeli cercano di rivolgersi per dare un senso alla loro vita.

Marcello Lo Giudice, Totem, 2004

Marcello Lo Giudice, Totem, 2004 (particolare)

Il secondo passo, nel 2000, è stato apportare farfalle sulle reti dei materassi come simbolo di rinascita, di primavera, di evoluzione.

Il secondo stadio è stato quello di inserire nelle reti metalliche delle farfalle di ceramica, un simbolo universalmente riconosciuto come emblematico della primavera appunto. E’ stata una fase del mio percorso artistico.

Perché la ceramica?

Come artista siciliano ho sempre visitato i musei di ceramica della mia terra. In gita con il liceo a Siracusa mi ricordo di essermi perso nell’anfiteatro romano rapito dalla bellezza del luogo. Ad un certo punto mentre stavo per uscire quasi inciampai. C’era un coccio di ceramica greca sotto i miei piedi. L’ho sempre spiritualmente portato con me.

Magna Grecia e vestigia romane. C’è qualcosa nella tua opera, eco o rimando alla cultura classica?

Sono un fanatico della cultura greca come di quella romana, anche se prediligo la prima. Il popolo che per primo ha creato con gli scultori, gli architetti e i filosofi una società rivolta verso l’alto, verso la bellezza. Sono loro i primi veri interpreti della bellezza nella nostra civiltà.

Marcello Lo Giudice - Dalla Primavera del Botticelli

Marcello Lo Giudice – Dalla Primavera del Botticelli

La farfalla è emblema di bellezza.

Le farfalle sono creature divine perché sono le uniche creature che nascono dalla morte, dalla uccisione del baco nascono queste meravigliose creature che mi piace definire “piccoli pittori volanti” perché sono piene di colori.

Piccolo excursus. Damien Hirst uccide migliaia di farfalle per le sue (pseudo) opere. Ad esempio nella sua mostra alla Tate Modern nel 2012 ha ucciso 9 mila farfalle in 4 mesi, cioè 400 farfalle a settimana, per averle sempre “fresche” nella sua opera. Se la tua farfalla è vita, questa è morte.

Assolutamente, questa è solo morte. Damien Hirst è un artista che lavora diffondendo principi non sani infatti. Lo shock, la morte e la violenza. Dai teschi tempestati di diamanti agli squali imbalsamati. Sarà una parte interessante dell’arte ma non è di mio interesse.

Dalla Primavera del Botticelli a Montecarlo

Dalla Primavera del Botticelli a Montecarlo

Ritornando a noi e alla tua opera, la rete metallica rappresenta la base su cui ripartire, dagli orrori della guerra.

Certo. Si passa dalla tragedia e dalla guerra del Totem-materasso, dipinto e squarciato, alla speranza che nasce con le farfalle. Morte e Vita, ecco il simbolo. La farfalla è la bellezza che si posa sulla violenza e sulla guerra.

Speriamo sia il principio di un “Effetto Farfalla”, il battito di ali qua crea un uragano dall’altra parte del mondo, cosicché la bellezza domini completamente su qualsiasi tragedia.

L’opera si chiama “Dalla Primavera del Botticelli”, artista – quest’ultimo – ispirato e legato alla filosofia Neoplatonica di cui infatti è centrale l’idea di Bellezza.

Una bellezza esistente ma perduta. Si vede ancora meglio nelle pitture infatti.

Nella tua pittura si “percepisce” il concetto di Anima Mundi, questo spirito della Terra, respiro universale, organismo vitale e vivente. Scrive Restany che la tua unica ambizione è “l’affermazione sempre ripetuta del connubio dell’essere con l’energia cosmica”.

Sì, soprattutto nelle pitture, nei dipinti. Perché quando creo una pittura cerco di interpretare il metamorfismo della materia, lo mescolo con la luce, con la sua energia, per creare dei remoti paesaggi geologici.

Marcello Lo Giudice - Yellow / sole cm 140x140 , courtesy UNIX gallery New York

Marcello Lo Giudice – Yellow / Sole, cm 140×140, courtesy UNIX Gallery New York

Un ideale di quadro teso alla ricerca della purezza, “visione remota di mari, deserti e territori vergini”.

Il mio ideale di quadro dev’essere completamente incontaminato, puro, come il primo giorno della Creazione.

Questo significa pulire, ridurre, scrostare.

Eliminare tutti i residui, che siano avanzi bellici o scorie industriali. Togliere le morti violente che stanno distruggendo il nostro pianeta.

Rifletti spesso sulle tematiche sociali nelle tue opere.

Come artista oggi vivo un momento di disagio, quello che mi interessa è che ogni artista abbia una sua voce e lanci il suo pensiero a favore del pianeta e dell’umanità.

Ce n’è bisogno.

E’ necessario. Tanto è vero che io sono l’unico artista che devolve molti proventi a favore della salvezza del Mar Mediterraneo.

Col Principe di Monaco segui il progetto “Save Mediterranean Sea”. Raccontaci qualcosa.

Il progetto nacque quando andai all’Isola di Ustica, una delle perle del Tirreno, e mi accorsi che era completamente invasa da pezzi di plastica lasciata dalla scia delle navi che passano da quelle parti. Il Mar Mediterraneo è il mare più inquinato di tutto il pianeta, le navi entrano dallo Stretto di Gibilterra infatti e depositano scorie. Inoltre il Mediterraneo è il centro dei mari del mondo perché da qua le acque si distribuiscono in tutto il nostro continente e fanno sì che tutte le specie marine abbiano un habitat naturale. Quindi se noi uccidiamo questo mare di conseguenza uccidiamo gli oceani.

Marcello Lo giudice ,  SAS principe Alberto II di Monaco  nel suo atelier di Noto

Marcello Lo Giudice con il Principe Alberto II di Monaco nel suo atelier di Noto

Come va avanti il progetto? Prossimi appuntamenti?

Con il Principe Alberto sarò a Venezia il prossimo aprile per “Save Mediterranean Sea”. Ci saranno tanti ospiti che verranno ad assistere alla consegna degli Award a scienziati e biologi marini. Presenteremo anche un team di personalità di spicco del mondo dell’ecologia e io molto probabilmente darò un piccolo contributo con le mie tele e con la pittura.

Arte, salvaguardia del paesaggio, tutela dell’ambiente. In Italia come al solito siamo indietro. In Europa immagino siano molto più avanti di noi. Com’è il rapporto tra cultura ed ecologia all’estero?

In Europa i Paesi Scandinavi, la Russia, l’Irlanda e l’Inghilterra sono veramente avanti, hanno un profondo rispetto della terra, dell’ambiente e della natura. L’Italia è un paese allo sbando, a parte il perenne dissesto idro-geologico, dal punto di vista della cultura civica: per esempio nelle scuole non si insegna ai bambini a proteggere l’ambiente come si deve.

E l’ultimo Sblocca Italia del Governo che come scrivono Settis, Montanari e altri intellettuali rischia di facilitare ancora di più la cementificazione selvaggia e altre vergogne deturpando ancora di più un paesaggio già in agonia?

E certo, perseverano. I politici hanno già distrutto molte parti d’Italia con i condoni edilizi e ancora continuano con la loro perversione. Per incassare dei soldi rovinano l’Italia e il futuro di tutti noi.

Marcello Lo Giudice - Aurora Silente, 2004

Marcello Lo Giudice – Aurora Silente, 2004

In Italia di tuo c’è poco e niente, è difficile riuscire a vedere veramente la tua opera.

Per vedermi bisogna andare fuori dall’Italia.

Qua infatti lavori praticamente isolato, all’estero sei molto apprezzato. Ti senti più a tuo agio fuori dall’Italia?

L’Italia rimane sempre il paese del mio cuore ovviamente, il fatto è però che gli italiani sono in una fase medievale. Stiamo tornando indietro nel tempo, sia come cultura, sia come coraggio. E’ un popolo che ha perso identità. Siamo in una fase di oscurantismo sia culturale che civile. Per me questo è un dolore enorme.

Anche politicamente. Non si riesce mai ad uscirne.

Sì, perché rispecchiamo una fase di crisi di valori totali. C’è una debolezza di fondo, aleggia un egoismo totale. Nessuno protegge il bene assoluto che è la nazione, mentre negli altri paesi c’è una forte idea di nazione. Gli individui crescono senza valori, senza ideali. Oggi le nuove generazioni pensano a comprare un paio di jeans di marca o altre futilità anziché avere dei valori veri, capire cos’è il senso della vita.

L’arte e la cultura potrebbero aiutarci?

L’arte e la cultura sono importantissime, fondamentali. Ma c’è una crisi di valori anche nell’arte in Italia.

Cioè?

L’arte in Italia riflette la crisi di valori di cui parlavo.

Cattelan e le sue provocazioni per esempio? Hai visto la sua nuova mostra “Shit & Die”?

Cattelan più che un artista è un ideologo intelligente. Mi sembra un po’ come quei costruttori di bambole e giocattoli di una volta, è capace di costruire giocattoli e bambole ma non ha nessun spirito artistico. E’ un artista famoso e va bene. Il problema è che dietro Cattelan e me, che mi metto in prima linea con l’arte e la pittura, non c’è nessuno. Nessuno delle nuove generazioni. E’ tutto così anonimo.

Marcello Lo Giudice - Small Red, 2013

Marcello Lo Giudice – Small Red, 2013, UNIX Gallery

Situazione dei musei in Italia. L’altro giorno Cristiana Collu ha detto di lasciare il MART a fine mandato. Non c’è una programmazione e lo spirito troppo imprenditoriale, diciamo, ha preso il sopravvento.

Sono tutti in declino. Penso a Palazzo Reale qua a Milano. Sono gestiti spesso da burocrati, da gente che non è competente. Preferiscono fare una mostra di un anonimo artista albanese o di un fotografo inglese. Un’esterofilia perdente. In Italia fanno mostre tra di loro, si proteggono tra di loro, non ci sono vere programmazioni e cercano di risparmiare sulle mostre, non si vede la ricerca sul contemporaneo. Così ovviamente si dimenticano chi siano i veri pittori, i grandi pittori.

All’estero ne capiscono di più?

All’estero fanno subito la mostra di un pittore bravo, soprattutto dei loro pittori. Sono tutti molto nazionalisti e c’è più coscienza.

Marcello Lo Giudice insieme a Pierre Soulages

Pierre Soulages e Marcello Lo Giudice

Conosci molto bene la cultura russa. Come sta l’arte da quelle parti?

C’è una nuova generazione di pittori russi molto forte, alcuni vanno già bene nelle aste internazionali. A poco a poco si stanno liberando della figura del realismo e stanno cominciando a dipingere in tema col mondo occidentale. Fra una decina di anni ci saranno pittori russi di altissimo livello.

I conflitti e le guerre ti toccano sempre da vicino. Cosa pensi della Guerra in Ucraina che ancora si sta combattendo?

Tutte le guerre mi sconvolgono, da quella del Golfo a quelle in Kosovo, Afghanistan e ora Siria e Ucraina. Anche in questo conflitto in Ucraina come artista ho il dovere di dare la mia voce autorevole, il pittore può e deve esprimere un parere. Tutto l’Occidente si è schierato insieme agli Stati Uniti contro la Russia, la quale non fa altro che difendere il diritto di una minoranza che vive in Ucraina che sta per essere completamente sopraffatta da violenze e da un totale isolamento. Queste cose la stampa e i giornali non le dicono. Tutto ciò mi fa stare male perché la cultura russa la conosco molto bene. I russi sono un popolo fantastico con una grande storia, ci hanno anche liberati dal nazismo con perdite di milioni di loro giovani soldati e non capisco perché gli europei stiano facendo il gioco degli americani, come di consueto senza scrupoli, mettendo alle spalle l’economia russa. Viva il popolo russo e spero che i popoli europei e quello russi tornino uniti perché sono molto più fratelli tra di loro che con gli americani.

Non ti stanno troppo “simpatici” gli americani.

Gli americani son in declino e sono invidiosi della potenza economica russa. Noi abbiamo sempre un debito con gli USA, dobbiamo essere sempre soggiogati al loro volere, come mettere basi militari dappertutto inquinando l’Europa con armi. L’Europa dev’essere più autonoma, più indipendente dagli Stati Uniti. Solo così l’Europa potrebbe avere un nuovo Rinascimento. Comunque gli americani sono un grande popolo che conosco e amo e che ha fatto tanto per la libertà e per i diritti umani. Ma soprattutto sono grandi collezionisti e amanti dell’arte contemporanea. La mia prima personale da Unix Gallery a New York nel 2013 fu un successo di pubblico. La visitarono artisti, studenti, filosofi, scrittori, gente comune, bianchi e neri, con i quali poi andammo spesso, anche tutti insieme, a bere fino a tardi in un locale jazz. Ma in politica internazionale commettono tanti errori, come in Ucraina. Comunque alla politica preferisco la buona cucina.

Marcello Lo Giudice, Eden Multicolore, 2013, UNIX Gallery

Marcello Lo Giudice, Eden Multicolore, 2013, UNIX Gallery

Torniamo in Italia. Come vedi l’EXPO che verrà?

L’EXPO è una manifestazione meravigliosa. Poteva essere una grande opportunità. Di sicuro potevano dare la possibilità agli artisti milanesi, anche meno famosi, di creare un’opera per l’evento, una scultura, una ceramica, un vaso per abbellire anche solo le reception di questi grandi spazi. Invece non hanno contattato e cercato nemmeno un artista. Totale oblio.

Hai in mente di far qualcosa per l’Esposizione Universale?

Ho progettato una scultura enorme di 5 metri con le api a dimensione naturale dedicata a San Francesco di Assisi, il Cantico delle Creature.

Parlacene un po’.

Una scultura con 9 mila api dipinte a mano che rappresentano il tema dell’EXPO “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Io la sto progettando, poi non so se sarà accettata.

Staremo a vedere. Che ne pensi invece della storia dei Bronzi di Riace all’EXPO?

Sono d’accordo con Sgarbi.

Marcello Lo Giudice - Aspros Bianco, 2012

Marcello Lo Giudice – Aspros Bianco, 2012

Per la prossima Biennale di Venezia già criticano la scelta di Trione come curatore del Padiglione Italia. Che ne pensi?

Ogni Biennale, da sempre, ha avuto feroci critiche ai curatori. Non ce n’è mai uno che sia stato accettato da tutti bene. Auguro a Trione per il Padiglione Italia di fare le migliori scelte possibili, non trascurando chiaramente la pittura e quello che è il fenomeno emergente di oggi in tutto il mondo che è la nuova arte informale.

I “critici” dicono pure che il Padiglione Italia sia destinato a chiudere. Che ne pensi?

Non deve chiudere!

Ultime domande flash. Pittori che ami del Novecento?

Pittori che amo sono Mondrian, De Kooning, Richter, Kline.

Prima del Novecento invece?

Quelli che mi danno un’emozione forte appena li vedo sono Botticelli, Paolo Uccello, Caravaggio e Turner.

_____________________________________________________

Sulle tecniche dell’artista, Olivier Meessen, in occasione di una personale presso la Galleria del Naviglio di Milano nel 1988, scrive: “Alla creazione di questa pittura sedimentaria, concorrono i ripetuti interventi sulla tela, dove colori, oli e pigmenti vengono stesi in spessi strati, sovrapposti, sepolti e richiamati alla superficie in fasi molteplici (raschiature di spatole, abrasioni, asportazioni, livellamenti). La materia forma i corpi pesanti ed opachi che vengono ad animare i pigmenti colorati, iridescenti. Le linee che si intersecano formano intrecci e vie, interferenze, ponti, percorsi, canali, vicoli ciechi, miraggi”.

La Primavera nei giardini del Casino' di Montecarlo

La Primavera nei giardini del Casino’ di Montecarlo

Marcello Lo Giudice - Dalla Primavera del Botticelli

Marcello Lo Giudice – Dalla Primavera del Botticelli

Marcello Lo Giudice - Dalla Primavera del Botticelli

Marcello Lo Giudice – Dalla Primavera del Botticelli

Autore

- Giornalista, ha studiato filosofia estetica e storia dell'arte presso l’Università degli Studi di Milano


Commenta con Facebook

Displaying 14 Comments
Have Your Say
  1. Mario Raniolo scrive:

    Un grande artista senza dubbio.
    Anche ai tempi del Liceo il suo approccio allo studio era “Artistico” e “Creativo”.

    Ciao Marcello

  2. Giusi Belluomo scrive:

    Ciao Marizia,
    cosa dirti! ho guardato le opere di tuo fratello ascoltando le sue parole. Quelle parole che mi hanno fatto vedere la pura Bellezza della Natura.
    è veramente emozionante !
    un arricchimento morale e spirituale, anche per quella comunicazione di sfida positiva che intravedo nell’espressione del suo viso.
    Sicuramente c’è da essere orgogliosi di un tale fratello, orgoglio che provo anch’io nel pensare che questo grande artista, anche se è Anima dell’universo è anche Siciliano.
    grazie Marizia mia hai fatto un bellissimo regalo
    Giusi Belluomo

  3. SYLVIE scrive:

    Artista favoloso, esplosioni di colori ! non capisco l’Italia, cosi cieca… e si preoccupa pure per la nostra Terra.. niente da dire se non BRAVO.

  4. Diego Gianaroli scrive:

    Un grande Artista che sà trasmettere emozioni vere!!!

  5. Karina scrive:

    WONDERFUL interview and great artist. I love this!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • alexandre scrive:

      Lovely interview , full of simple and deep words, full of love for the life, peace, oceans, and art.
      I like the artist too. i love his art , great art. I saw his paintings in london, and they
      gave me a strong emotion.

  6. monica stella scrive:

    Bella intervista. Artista eccellente. Le istituzioni dovrebbero sponsorizzare all’estero questi artisti italiani

  7. Luca scrive:

    Bellissimi quadri….poetici…il colore è l’anima del cosmo. non lo conoscevo grazie!

  8. natalia scrive:

    io lo conosco molto bene, e’ un vero sensibile artista. E poi e’ generoso . Lavora anche di notte.
    aiuta molto le associazioni come missione enfance , croce rossa, e unesco.

    • raffaele scrive:

      ciao,mi piacerebbe visitare lo studio di lo giudice.potresti darmi un contatto?tipo mail,telefono,grazie
      raffaele corti

  9. Emma Kiors scrive:

    I suoi lavori mi hanno sempre emozionato. W la bellezza

  10. dovrebbe esporre molto più spesso da noi in italia, le farfalle sono bellezza sulla guerra

  11. Francesca B. scrive:

    LE FARFALLE SONO IL SIMBOLO DELLA BELLEZZA, fantastic

  12. Marco Casati scrive:

    Un grandissimo artista, emozionante!!

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi codici HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Immagine CAPTCHA
*

Eventi sponsorizzati

Vuoi inserire i tuoi eventi d'arte? Con 50 euro l'anno puoi farlo liberamente! Clicca qui e registrati ora come gestore eventi ArtsLife.

Pubblicità

Pubblicità

Babuino
Eberhard
TAJAN October 2017 Orient
Wannenes
Il Ponte
Bertolami Fine Arts
Cambi Casa d'Aste
Aste Boetto
Pandolfini
IL PONTE Ottobre 2017 Moderni
Artcurial