meeting art istituzionale
Pubblicato il: mar 27 Mag 2014
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Intervista a Fabio Castelli, Ceo Mia Fair

La fotografia è un mezzo di espressione e la bellezza di una scatto è tutto

fabiocastelli

Milano, interno Superstudio più in via Tortona. Gli stand delle gallerie, circa 180, tutti essenzialmente bianchi, mettono in bella mostra fotografie. Persone passeggiano tra un’esposizione e l’altra. Un’immagine, un paesaggio in bianco e nero attira gli sguardi di alcuni. La gente nei corridoi procede lenta, a volte sfidando a passo veloce l’incrocio con altri, slitta e s’incunea negli spazi.

E’ Mia Fair 2014, l’appuntamento annuale della fotografia a Milano voluta da Fabio Castelli.

Tra uno stand e l’altro incontro il direttore della fiera internazionale d’arte dedicata alla fotografia. Lui, un signore dai capelli chiari, in jeans, camicia azzurra e giacca blue, occhi luccicanti e sorriso aperto, ha un’aria entusiasta, soddisfatta, e siede volentieri a chiacchierare di fotografia. L’attenzione si ferma immediatamente sui numeri della fiera, sui flussi di persone, sulla quantità di vendite e sulle tipologie di collezionisti. E’ il focus del Mia e si pone centrale nel dialogo.

“Anche quest’anno – racconta Fabio Castelli – abbiamo toccato le 20.000 presenze. Un numero elevato che però non riesce a raggiungere tutte le aree della fiera”. Ed i numeri sono “brillanti – continua il direttore del Mia – per la quantità di vendita delle opere di alcuni tra gli autori presenti. Una gioia per le gallerie che li rappresentano”. Purtroppo un sentimento non condiviso da tutti gli espositori in primis quelli che non hanno ricevuto richieste felici. “Ma si sa – commenta Castelli – quando per ogni stand c’è un autore e l’autore è sbagliato, le vendite non si ottengono”.

Francesco Bosso, Artic Arrow, 2013, Silver Gelatine Print, cm 57x35, Ed. 9, Courtesy Romberg Photo

Francesco Bosso, Artic Arrow, 2013, Silver Gelatine Print, cm 57×35, Ed. 9, Courtesy Romberg Photo

Una fiera per fidelizzare un vasto pubblico alla fotografia come “forma di vicinanza all’arte – chiosa Fabio Castelli -. Il Mia dà a tutti l’opportunità di vedere inediti e novità del settore. E’ un invito all’acquisto rivolto ad ogni tipo di persona. La fotografia, così come la pensiamo al Mia Fair, è una prima forma di avvicinamento all’arte, vissuta da chi ama l’arte per intraprendere un percorso conoscitivo. E’ l’intermediario che traghetta verso la conoscenza dell’arte. Consapevoli che oggi ogni forma di conoscenza dell’arte non può non passare per la settima arte. Tutti i grandi collezionisti d’arte contemporanea hanno almeno un pezzo importante del filone fotografia”.

Insomma una fiera che tende a porre la fotografia a portata di chiunque e per qualunque tasca. “Il giro economico che muove questo evento – dice Castelli – non è quantificabile nella sua totalità perché ci sono elevati dislivelli tra gli operatori. Ma si intuisce da alcuni dati comunicati dai galleristi. C’è chi ricava tra gli 80 e i 100mila euro, chi ne incassa 10/20mila e infine chi riceve solo 1/6mila euro”. D’altro canto “le fiere portano un ritorno economico e d’immagine a lungo termine – tiene a sottolineare il direttore –. Il Mia Fair si è dato il compito di offrire una molteplicità di informazioni attraverso eventi culturali che preparano o consolidano nel tempo forme di collezionismo”.

Giovanni Gastel, Untitled, Cernobbio, 2008, Stampa Fine-Art Giclée a colori su carta fotografica Rag, cm 89x72, ed. 5, Courtesy Photo&Contemporary

Giovanni Gastel, Untitled, Cernobbio, 2008, Stampa Fine-Art Giclée a colori su carta fotografica Rag, cm 89×72, ed. 5, Courtesy Photo&Contemporary

Informare per trasformare ed evolvere il mercato dell’arte fotografica che “da legato alla cultura classica, e per classico – spiega Castelli – intendo Ghirri e Giacomelli, si è spostato verso autori contemporanei che propongono novità tecnologiche o ibride. La fotografia ha mutato linguaggio nel tempo e il Mia fa vedere le evoluzioni e propone nuove miscellanee espressive, felice di aprire all’ibrido. Resta costante e continua la funzione di mediazione del mondo fotografico verso l’arte contemporanea”.

La proposta di nuovi autori permette di capire dove si dirige la ricerca dell’ambito fotografico e quali tendenze prendono il sopravvento. “Il ventenne – racconta Fabio Castelli – spesso si volge alla conoscenza e al riutilizzo di antiche tecniche, ad esempio il dagherrotipo, è una tendenza che ricalca la ricerca delle radici. Altri invece agiscono spingendo al massimo l’uso della tecnologia e arrivano ad ottenere risultati che travalicano il campo stesso della fotografia per accennare a quello della video arte”.

Luca Babini, Nymph Number One, 2013, Stampa inkjet, cm 150 X 105, ed. 5 + 2 PA, Courtesy: Luca Babini

Luca Babini, Nymph Number One, 2013, Stampa inkjet, cm 150 X 105, ed. 5 + 2 PA, Courtesy: Luca Babini

Ma come si posiziona oggi la fotografia nella ricerca artistica, cos’è la fotografia oggi? “Rispondere – sostiene Castelli – è complesso. Sta di fatto che la bellezza di un’immagine è di per se oggettiva ed è già la risposta. La fotografia è un mezzo di espressione e la bellezza di una scatto è tutto”. Offrire la possibilità di “osservare – continua il direttore – i diversi generi di sviluppo della fotografia attraverso nuovi e vecchi linguaggi è compito di una fiera come il Mia. Il reportage tanto quanto la ricerca fotografica e la fotografia documentaristica hanno pari dignità nel mercato dell’arte. Le caratteristiche differenti vanno compensate da una didattica e una finalità comune che sono quelle di mostrare un settore, quello della fotografia, che si apre al mercato con regole certe”.

Regole certe e semplici che valgono per tutti i generi e che risiedono, afferma il Ceo della fiera: “nella certezza delle edizioni, molti fotografi fanno uso indiscriminato della prova d’autore che andrebbe dichiarata sempre. Nell’evitare la cattiva abitudine di stampare dimensioni differenti della stessa immagine rendendo impossibile la certezza della tiratura. E nell’essere chiari sulla differenza tra stampa vintage e print laser”.

Francesco Jodice, Capri #0003, 2013, C-print, cm 100 x 130, ed. 8 + 1 PA, Courtesy: Podbielski Contemporary

Francesco Jodice, Capri #0003, 2013, C-print, cm 100 x 130, ed. 8 + 1 PA, Courtesy: Podbielski Contemporary

Regole che facilitano il posizionamento della fotografia italiana nel mercato internazionale “settore, insieme all’arte contemporanea – sottolinea Castelli –, che soffre l’assenza del supporto istituzionale. Sostegno che aiuterebbe il riconoscimento e l’apprezzamento della fotografia e dell’arte contemporanea italiana all’estero”. L’edizione autunnale del Mia Fair a Singapore, ad ottobre prossimo in concomitanza con l’edizione decennale del Photofestival di Singapore,  ha il sapore del sostegno agli espositori nel relazionarsi con un mercato che vive migliori condizioni di quelle italiane ed europee. Le relazioni della direzione del Mia Fair – racconta Castelli – con la direzione del Photofestival di Singapore, aiuterà a preparare i potenziali acquirenti ad una cultura fotografica europea che è essenzialmente diversa da quella dell’est del mondo”.

Ad accompagnare il Ceo del Mia Fair a Singapore una sessantina di gallerie selezionate secondo i criteri utilizzati anche per la fiera internazionale di Milano e “la novità – confessa Castelli – è che alle sessanta saranno aggiunte gallerie che si dedicano al design. Il marchio Mia Fair infatti va evolvendosi e si completa aggiungendo un &D che equivale appunto a &Design, settore che ha una miscela culturale comune a quello della fotografia. Spesso – spiega Castelli – designer rasentano e incrociano con espressività singolare la fotografia e viceversa. E i target di riferimento cui si rivolgono sono simili”.

Mario Daniele, Inverno #17, 2012, stampa giclée, carta cotone Hahnemühle, cm 60x90, ed. 7, Courtesy: Paola Sosio Contemporary Art

Mario Daniele, Inverno #17, 2012, stampa giclée, carta cotone Hahnemühle, cm 60×90, ed. 7, Courtesy: Paola Sosio Contemporary Art

Una passione quella di Fabio Castelli per l’arte che lo ha portato nel 2000 ad abbandonare la sua esperienza imprenditoriale per mettere la capacità organizzativa al servizio della grande passione per l’arte e la fotografia. Da allora, prima la nascita di Fotografia Italiana e poi, chiusa quella parentesi, la direzione del Mia Fair “il cui format – conclude Castelli – nel 2015 terrà conto dei contenuti e dei valori dell’Expo”.

Nel parterre di fotografi e di immagini, molteplici e numerosissime, presenti al Mia Fair 2014 spiccano svariati autori tra cui, per fare qualche nome, Hans Op de Beeck presentato dalla Galleria Continua. Francesco Bosso presentato da Photo & Contemporary, e Nicolò Quirico, per un progetto che travalica il settore della fotografia ed incrocia il design, la grafica e il racconto vocale e scritto rappresentato da Costantini Art Gallery. Tra le nuove proposte interessanti i progetti di Elena Franco dove la fotografia di documentazione e quella d’archivio prendono corpo a testimonianza di un patrimonio architettonico, italiano ma non solo, che andrebbe meglio conosciuto e divulgato, e di Matilde Soligno, artista del progetto speciale Lavazza Caffè Artistico, che propone e legge il nudo come ritratto di una intimità condivisa e vissuta nella quotidianità ed invade di delicatezza e di segni, a tratti, classicheggianti e di ispirazione pittorica le sue immagini.

 

Info: www.miafair.it

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Autore

- Giornalista professionista e curatrice, scrive di fotografia e politiche culturali


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