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Pubblicato il: lun 11 Mar 2013
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Intervista a Tiziano Panconi per la mostra a Palazzo Roverella di Rovigo

Con Tiziano Panconi, storico dell’arte di fama internazionale, considerato il massimo esperto della pittura italiana dell’800 e curatore di molte grandi mostre come la più estesa antologica mai dedicata a Giovanni Boldini, ovvero Boldini Mon Amour, il cui catalogo è coo-firmato dal ministro per i Beni e le Attività Culturali, facciamo adesso un excursus fra le mostre in essere in questo momento in Italia per offrire ai nostri lettori mete sicure per i loro “ozi” intellettuali.

-Caro Professore, chiediamo a lei, in quanto curatore di mostre sensazionali come la sopra citata su Boldini che costituì una vera e propria rivoluzione culturale nel modo di intendere le mostre, quali siano a suo modo di vedere quegli eventi che meritano una vista a costo di impegnativi spostamenti a volte di centinaia di chilometri.

*Sebbene il panorama espositivo dello Stivale sia vastissimo è davvero difficile, fra i tanti eventi, poterne individuare qualcuno che non sia per così dire scontato. Intendo dire una mostra che coniughi spettacolarità e ricerca, offrendo non soltanto uno spaccato di ciò che sui temi specifici è conservato nei musei italiani o nelle più note, ormai “sfinite”, collezioni private, ma che invece sappia ricostituire il senso del titolo, del tema annunciato, attraverso la ricerca dei tasselli per così dire mancanti.

-Intende dire che le attese del “popolo delle mostre”, come lei lo ebbe a definire, sono tradite da esposizioni di bassa qualità?

*Sarebbe ingeneroso, sparando poi specialmente nel mucchio, asserire che in Italia si facciano mostre di bassa qualità ma è certo che c’è la tendenza a standardizzare la produzione di questi eventi, i cui piani economici sono costruiti sulla base di esigenze di contrazione di tempi e costi e così, spesso, i curatori sono obbligati a fare sintesi o peggio tagli.

Questo è dovuto ai budget contenuti a sostegno della cultura e al numero di visitatori tutto sommato esiguo delle grandi mostre italiane. E’ emblematico il caso del Giappone ove è consuetudine che queste mostra siano visitate da svariate centinaia di migliaia di persone e dunque tale disponibilità di cassa consente di poter spendere qualcosa in più per la ricerca in primo luogo.

-Come si può riuscire anche in Italia a centrare obiettivi insieme di qualità e di spettacolarità per ordinare eventi che mettano d’accordo tutti, pubblico e critica?

*Nel nostro paese raramente un curatore ha la possibilità di costruire gruppi di lavoro di assoluta eccellenza come è successo per esempio per la mostra Boldini e la Belle Epoque di Como, ove potetti contare su un budget di circa 1,2 milioni di euro. Grazie alla lungimiranza dell’amministrazione questo mi consentì di presiedere un piano di studi affidato a alcuni dei più esimi luminari di fama internazionale, in tutto una decina, come Maria Fratelli direttrice della GAM di Milano, la direttrice della Pinacoteca De Nittis di Barletta e molti altri nomi ancora, tutti di primissimo piano.

-Quindi sostanzialmente come si dice: “chi più spende meno spende”?

*Tornando alla mostra Boldini Mon Amour, in quel caso, il fortuito ritrovamento del leggendario Archivio Boldini-Cardona che contiene una quantità di documenti inediti senza precedenti che rivoluziona addirittura la biografia dell’artista e il rapporto “d’amore” con la giovane moglie Emilia Cardona, consentì di costruire l’esposizione legandola a tutta una serie di eventi e circostanze storiche fino a allora sconosciute. In aggiunta lo sforzo compiuto esibendo accanto alle più rinomate opere dei principali musei, una quantità senza precedenti di dipinti inediti o mai visti, completa il quadro di una mostra davvero fortunatissima.

-Lei denuncia sostanzialmente il taglio eccessivamente commerciale del panorama espositivo italiano, ma come è possibile restituire quel valore aggiunto che renda questi eventi meno stereotipati?

*Il caso del ritrovamento dell’Archivio Boldini-Cardona, sulle cui tracce sono stato per oltre un decennio e prima di me molti altri studiosi senza successo, è da considerarsi una tantum e quella mostra, in effetti, fu l’epilogo naturale di una vita di studi e ricerche condotte in tutto il mondo. All’evento fra l’altro è stata recentemente dedicata la tesi di laurea di Eleonora Greta, discussa con il prof. Biscottini all’Università Cattolica di Milano.

-Quindi la sua ricetta è: non più mostre a tutti i costi ma soltanto mostre fortemente ispirate e motivate?

* Si, potremmo riassumere così il mio pensiero.

-A questo punto però ci indichi almeno una mostra ove lei è stato o che intende visitare.

* Premetto che probabilmente sono un po’ di parte, poiché il Butterfly Institute Fine Art di Lugano di cui sono il direttore scientifico, così come del dipartimento dipinti del XIX secolo della casa d’aste Cambi di Genova, ha recentemente prestato una importante opera di Alceste Campriani “La grande route” del 1873 alla mostra, “Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo: La Maison Goupil”, aperta a Rovigo fino al 23 giugno. Bene questa è una mostra che mi sentirei di consigliare.

-Quali sono le credenziali di questo evento?

* Innanzi tutto il tema affatto scontato che il curatore Paolo Serafini ha individuato e sviluppato con attenzione, evidenziando l’importanza del ruolo di mecenate esercitato da questo mercante, appunto Goupil, che non si limitò a “scegliere” le opere degli artisti che lavorarono per lui ma ne influenzò fortemente il gusto e lo stile.

-La ritiene una mostra che coniughi ricerca e spettacolarità?

* Per quanto è possibile è senz’altro una delle mostre più indovinate degli ultimi anni, avendo il merito di offrire un panorama veramente significativo di artisti e di opere attinenti a quella committenza così qualificata.

La mostra è promossa è realizzata in collaborazione con il Museè Goupil di Bordeaux – ove sono conservati i documenti che testimoniano il rapporto fra Boldini e Goupil – dove anche io con una equipe di ricercatori studiammo a lungo dando alla luce, nel 2002, il primo importante saggio in lingua italiana sul periodo Goupil di Boldini che ha poi aperto la strada a nuove puntuali ricerche e a mostre come questa.

-Insieme a Boldini quali sono gli artisti presenti in mostra?

* C’è praticamente tutto il qualificato parterre dei pittori italiani attivi a Parigi sotto Goupil, da Corcos a Federico Rossano, al quale mi lega la scoperta di un’opera capitale come “Passeggiata sulla Senna” esposta al Salon nel 1877 e poi smarrita da allora, fino a De Nittis e alle vedute orientaliste di Alberto Pasini che costituiscono una delle pagine più intense dell’orientalismo internazionale. Poi ancora i palpitanti ritratti di Antonio Mancini e così via in un percorso di immagini eterogeneo e emozionante che consiglio a tutti.

GALLERIA D’ARTE MODERNA

compravendita e contoterzi di opere di grandi maestri dell’800, ‘900, antichi

Tiziano Panconi Direttore

Elisa Larese Relazioni Esterne e Assistenza Clienti

viale Cattori 5/A, 6900 CH Lugano

dal lunedì al venerdì | dalle 9.30 alle 12.30 | pomeriggio su appuntamento

www.butterflyinstitute.com | Tel.0041(0)91 6826222 | info@butterflyinstitute.com – rel.esterne@butterflyinstitute.com

Intervista a Tiziano Panconi: Le mostre nazionali e “Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo. La Maison Goupil”

di Francesca Mura Bertoletti

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  1. Massimiliano Mei ha detto:

    Bellissima la mostra a Palazzo Roverella di Rovigo sugli italiani che lavorarono per la galleria Goupil.
    Palazzo Roverella offre sempre mostre di qualità, come ha giustamente sottolineato Panconi.
    Massimiliano Mei

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