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Appunti veloci dall’India – Mumbai

Siamo arrivati  a Mumbai alle sei e mezza di sera. Mumbai è Bombay, diciotto milioni di abitanti, la capitale economica dell’India. Appena in tempo a salire su un taxi e scoppia uno di quei temporali pazzeschi che ci sono durante il monsone. Mezz’ora di pioggia violenta. Il traffico impazzito. Macchine da tutte le parti con il clacson a mille. Alcune ferme. Motorini che passano via. Ci guardano dai finestrini, ci sorridono, noi facciamo le foto come turisti. Grattacieli e sterminate bidonville coi tetti di plastica blu da tutte le parti. Come un film e il temporale di Roma di Fellini ci sembra per bambini. Una luce bianca come una lama taglia l’orizzonte e sembra lontanissimo. Sopra di noi un cielo nero. Poi attraversiamo un ponte di qualche chilometro sull’Oceano – appena finito di costruire  – e dall’altra parte lo skyline della città. Piano piano la pioggia si calma, si possono abbassare i vetri  ed entra quell’aria umida che Manganelli ha descritto in modo magistrale in un capitolo di Esperimento sull’India, quando ci  passò una settimana come inviato dell’Europeo. Dopo un’ora e mezza siamo arrivati al nostro albergo. Scendiamo dalla macchina. Ci guardiamo intorno e siamo vicino al Gateway of India, quella grande porta come un arco di trionfo  sul mare, dove il 16 agosto 1947 è passato l’ultimo reggimento britannico prima che la liberassero definitivamente.

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