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Pubblicato il: ven 02 mar 2012
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LA BELLEZZA NEOCLASSICA DI RAPHAEL MENGS

PENSIERI SULLA PITTURA
di A. R. Mengs

Anton Raphael Mengs, Autoritratto, 1744, Dresda, Gemäldegalerie

Anton Raphael Mengs (Aussig 1728 – Roma 1779) fu pittore, teorico e critico d’arte tedesco. Anton come Antonio Allegri – il Correggio, Raphael come Raffaello Sanzio, Mengs definì lo stile Neoclassico elevando a modello l’arte greca: la bellezza coincide con la verità, la virtù e la ragione. “Pictor philosophus”, “Pittore dei Principi”, “Mozart della Pittura” o “Raffaello tedesco” teorizzò il concetto del bello ideale che trascende la natura perfezionandola.
“Pensieri sulla bellezza e sul gusto nella pittura” (titolo originale – Gedanken über die Schönheit und über den Geschmack in der Malerei) viene pubblicato nel 1762 a Zurigo; con questo saggio Mengs pose gli ideali del gusto e della cultura neoclassica in 3 principi fondanti: 1) il primato dell’antico e la sua imitazione non servile; 2) la scelta e il concetto della bellezza ideale; 3) il primato dell’intellettualismo del disegno contro il sensualismo del colorito.

Anton Raphael Mengs, Autoritratto, The Hermitage, St.Petersburg

“Della bellezza”
I –  Spiegazione della bellezza
Siccome la perfezione non è propria dell’umanità, e si trova solamente in Dio, né comprendendosi niente dall’uomo fuorchè quello che cade sotto i sensi, così l’Onnipotente gli ha voluto imprimere una visibile idea della perfezione, e questa è ciò che si chiama bellezza. Questa bellezza trovasi in tutte le cose create ogniqualvolta l’idea, che abbiamo di una cosa, ed il nostro senso intellettuale non possono andar nell’immaginazione più oltre di quello che vediamo nella materia creata. Ciò può assomigliarsi alla natura nel punto: un punto dev’essere indivisibile; onde egli è anche sempre, propriamente parlande, incomprensibile. (…)
Convien dunque figurarsi che la perfezione è come il punto matematico, o indivisibile, e che contiene in sè tutta la proprietà e gli attributi celesti; e questi non possono trovarsi nella materia, poichè ogni materia è imperfetta; onde abbiamo immaginata una specie di perfezione adatta alle umane comprensioni; cioè quando i nostri sensi non arrivano a capire che vi sia l’imperfezione in una cosa, allora quest’apparenza di perfezione chiamasi bellezza. (…)
Platone chiama i movimenti che la bellezza produce nell’anima, una ricordanza della suprema perfezione; e crede esser questo il motivo della sua forza incantatrice. Forse potrei sognare anch’io con altrettanto successo se dicessi che l’anima venga commossa dalla bellezza, perchè dalla medesima viene, per così dire, trasportata in una momentanea beatitudine, che ella spera ed aspetta presso Iddio per tutta l’eternità, ma che si perde subito in tutte le materie.
II – Causa della bellezza nelle cose visibili

(…) Perciò vi è bellezza in tutte le cose, giacchè la natura non fece niente che fosse inutile; e come già si è detto vi è bellezza in ciascuna cosa, sempre che la medesima apparisce perfetta a quell’idea ed aspetto a cui appartiene. L’idea viene dalla cognizione della destinazione di una tal cosa; e questa cognizione proviene dall’anima. la bellezza si trova allora in qualunque cosa, quando tutta la materia è conforme alla sua destinazione.
III – Effetti della bellezza

La bellezza consiste nella perfezione della materia secondo le nostre idee. Siccome Iddio solo è perfetto, la bellezza è perciò una cosa divina. Quanto più la bellezza si trova in una cosa, tanto più è la medesima animata. La bellezza è l’anima della materia. Siccome l’anima dell’uomo è la causa del suo essere, così anche la bellezza è come l’anima delle figure; e tutto quello che non è bello è come morto per l’uomo.
Questa bellezza ha un potere, che rapisce ed incanta; ed essendo spirito, muove l’anima dell’uomo, accresce, per così dire, le sue forze, e fa sì che si scordi per qualche momento di essere racchiusa nel ristretto centro del corpo. Da ciò nasce la forza attrattiva della bellezza: subito che l’occhio vede un oggetto assai bello, l’anima ne risente, e desidera unirvisi; onde cerca l’uomo di avvicinarvisi, ed accostarvisi.
La bellezza trasporta i sensi dell’uomo fuori dall’umano: tutto si altera, e si commuove in lui talmente che, se questo entusiasmo è di qualche durata, egli degenera facilmente in una specie di tristezza, allorchè l’anima si avvede non esservi che la mera apparenza della perfezione. La natura ha perciò prodotte molte bellezze graduate, affine di tener lo spirito umano colla varietà in una commozione eguale, e continuata. La bellezza attrae tutti, perchè la sua potenza è uniforme, e simpatica all’anima dell’uomo; chi la cerca, la trova su tutto, e da per tutto, poichè ella è la luce di tutte le materie, e la similitudine della stessa divinità.
V – Nella bellezza l’arte può superare la natura
L’arte della pittura vien detta una imitazione della natura: laonde sembra che nella perfezione debba ella esserle inferiore; ma ciò non sussiste se non che condizionatamente. Vi son delle cose della natura, che l’arte non può affatto imitare, ed ove questa comparisce assai fiacca, e debole in confronto di quella, come, per esempio, nella luce e nell’oscurità. Al contrario ha l’arte una cosa molto importante, in cui supera di gran lunga la natura, e questa è la bellezza.
La natura nelle sue produzioni è soggetta ad una quantità di accidenti: l’arte però opera liberamente, poichè si serve di materie del tutto flessibili, e che niente resistono. L’arte pittorica può scegliere da tutto lo spettacolo della natura il più bello, raccogliendo e mettendo insieme le materie di diversi luoghi, e la bellezza di più persone: all’incontro la natura è costretta a prendere, verbigrazia, per l’uomo la materia soltanto alla madre, ed a contentarsi di tutti gli accidenti; onde è facile che gli uomini dipinti possano essere più belli di quello che sieno i veri. (…)
(…) L’arte può molto ben superare la natura; imperocchè, siccome in nessun fiore si trova tutta la massa del miele, ma bensì in ciascuno di essi qualche parte del medesimo, che dalle api vien raccolta per comporne indi quel dolce sugo; così può anche l’avveduto pittore scegliere da tutto il creato il meglio ed il più bello, e produrre con questo artifizio la più grande espressione e dolcezza. Che con una buona scelta si possano assai migliorare le cose naturali, vedesi chiaramente nelle due belle e gratissime arti della poesia e della musica: questa non è altro che una raccolta di tutti i toni, che si trovano nella natura, in un ordine misurato, che dalla scelta riceve un motivo, ed acquista uno spirito è l’armonia. (…)
Questo è quanto ho voluto dire della bellezza. Ella dunque è la perfezione formata e visibile della materia, siccome la perfezione assoluta è uno spirito invisibile. La perfezione della materia consiste nella sua conformità colle nostre idee, le quali consistono nella cognizione del suo destino. Una cosa è perfetta quando non ha che un idea del tutto conforme alla medesima. Le perfezioni sono distribuite nella natura come tanti offizi: quella cosa, che più è capace ad atta ad adempire il suo offizio, è nel suo genere la più perfetta; perciò anche il brutto diventa qualche volta bello per via del suo offizio. La cosa, che non ha che un motivo del tutto conforme alla sua materia, è di un rango maggiore di bellezza di quella che ha diversi motivi: quello che ha più spirito è più sublime di quello che ha più materia: lo spiritoso ha il potere di somministrare della sua perfezione al materiale; e questo lo può ricevere. Bisogna che il virtuoso che vuol fare qualche cosa bella si proponga di andar gradatamente dalla materia in su, di non far niente senza ragione, niente di superfluo, e niente che sia morto, o senza espressione; poichè questo guasta ogni cosa dove entra: il suo spirito deve cercare di dar la perfezoine alla materia per mezzo della scelta: lo spirito è la ragione del pittore: questa ragione deve avere l’impero su la materia; e la sua diligenza principale deve essere di determinare i motivi delle cose, e di segnalare in una intiera opera un motivo principale, acciò vi apparisca un motivo solo, il quale sia distribuito sino nella minima parte della materia. Conviene che scelga il più atto della natura per rendere chiaro ed intelleggibile il suo pensiero a chi lo vede. Come la natura ha distribuito le sue perfezioni per gradi, così deve fare anche il pittore con dare a ciascuna cosa un significato, ossia una espressione diversa; ma tutte dirette verso il significato principale: allora lo spettatore distinguerà in ciascuna cosa l’idea, ed in tutte insieme il motivo dell’opera, che loderà come perfetta, quando la qualità della materia di ciascuna cosa sarà conforme alla sua idea: allora l’anima sua sarà commossa dalla bellezza, che apparisce in tutte le sue parti; poichè avendo ciascuna parte il suo motivo e spirito, tutta l’opera ne sarà piena, e per questo piacerà, ed avrà il più alto grado della perfezione.
Come il creatore della natura ha posta una perfezione in ogni cosa, e ci fa apparir tutta la natura bella, ammirabile e degna di lui; così deve anche il pittore mettere e lasciare in ciascuna espressione, in ciascuna pennellata un contrassegno del suo spirito e del suo sapere, acciò l’opera sua sia sempre e da tutti stimata degna di un’anima ragionevole.
 

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