Meeting Art
Pubblicato il: lun 08 Ott 2007
Print Friendly and PDF

Intervista a Giuseppe Veneziano


Nato a Mazzarino (CL) 22/02/1971. Vive e Lavora a Milano. Laureato in Architettura a Palermo nel 1996. Dal 2000 al 2002 è stato Direttore Didattico e Docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti “G. de Chirico” Riesi (CL).

 

– Cosa pensi del panorama dell’arte contemporanea oggi in Italia e all’estero?
Penso che l’arte in Italia goda di buona salute. C’è molta attenzione verso le nuove generazioni, anche se poi manca una base solida che li sappia sostenere. La parte del sistema che potrebbe fare di più sono le Istituzioni Pubbliche. Purtroppo esse sono sorrette da un vecchio sistema clientelare che è difficile sradicare. Il panorama che ne viene fuori risulta essere troppo dispersivo e fazioso. Invece all’estero ho avuto la sensazione che questa parte del sistema sia più organica e compatta ; gli artisti emergenti  vengono valorizzati e promossi  con più determinazione.

– Arslife.com è un portale di arte e mercato, fino ad ora quale pensi sia il tuo acquirente ideale. Quali sono le caratteristiche che auspichi in un tuo potenziale collezionista?
Ho conosciuto molti collezionisti che hanno comprato le mie opere, ma non mi sono mai chiesto come desideravo che fossero. Dal più giovane al più anziano ho sempre trovato persone molto curiose e di spirito che amano profondamente la vita e il mondo dell’arte. Spesso, con loro,  mi è capitato anche di intraprendere un rapporto di amicizia proprio perché ci accomunano queste passioni.

– Quali artisti viventi trovi di tuo interesse? E quali sono i tuoi modelli?
Mi piacciono gli artisti che hanno un successo mondiale, tipo Maurizio Cattelan, Jeff Koons, Damien Hirst… perché sono riusciti, più di ogni altro, ad interpretare al meglio il loro tempo con tutte le sue contraddizioni, paure e banalità.

– I tuoi ritratti vogliono essere delle icone, facilmente riconoscibili. Per questo motivo adoperi uno stile di pittura palesemente piatto abbandonando gli sfumati e i chiaroscuri?
La scelta del personaggio è sempre frutto di accurato studio sul mio presente. Racconto la storia del mio tempo attraverso i suoi protagonisti. Ma più che alla facile riconoscibilità del personaggio sono interessato alla tematica che l’ha fatto “balzare alla cronaca”. Per quanto riguarda il tipo di pittura che faccio non mi sono mai posto il problema del “come”,  è stato un processo naturale che dal fumetto mi ha portato alla pittura.

– Per la riuscita del tuo lavoro, quanto conta la riconoscibilità dei tuoi soggetti da parte dello spettatore?
Il mio lavoro vuole parlare direttamente alla gente, senza intermediazione o soluzioni criptate. Mi piace realizzare immagini di facile riconoscibilità in modo che più persone ne siano coinvolte. L’arte che parla a pochi iniziati non mi interessa. Questo mio modo di operare che in apparenza sembra leggero e superficiale nasconde invece una riflessione profonda. Anche quando rappresento personaggi appartenenti alla mia adolescenza, come i supereroi, non rappresento immagini di innocenza, sono piuttosto manifestazioni di una generazione alle prese con un conflitto di desideri.

– Dal poeta francese Charles Baudelaire alla pornodiva Cicciolina, dai protagonisti del mondo della musica come Vasco Rossi e Jim Morrison, ad artisti come Salvator Dalì e Maurizio Cattelan, fino ad arrivare a personaggi di fantasia come l’Uomo Tigre, la Pantera Rosa e l’Uomo Ragno. Cosa accomuna questi personaggi dei tuoi ritratti, così diversi tra loro per epoca e per “significato”?
Sono personaggi che in apparenza sembrano scollegati ma che trovano una giusta collocazione nel mio percorso formativo.

– Che cosa ti spinge a rappresentare i protagonisti dell’arte e del mercato dell’arte mondiale? Perché ritrai Jeff Koons in atteggiamenti equivoci, Maurizio Cattelan col cappio al collo e una ‘vedova nera’ che molto somiglia a Marina Abramovic? Perché ti accanisci contro questi ‘personaggi’ del mondo dell’arte?
Non c’è l’ho con nessun artista in particolare. La storia dell’arte è una fonte inesauribile di stimoli dove la mia fantasia trova la giusta dimensione. Senza i protagonisti dell’arte che mi fanno da guida mi sentirei veramente disorientato. Il fatto che li rappresento in alcune mie opere è un modo, forse un po’ scanzonato, di celebrare ancor di più la loro importanza

– Osservando il tuo quadro”Unlucky Heroes” del 2006 è impossibile non pensare a a Richard Hamilton. Ti ha influenzato di più la Pop Art inglese o quella americana?
Per quanto mi riguarda non ho mai fatto grandi differenze, anche se devo ammettere che quella americana è stata più incisiva. La Pop Art è un grande movimento artistico che non si è mai esaurito e che continua ad evolversi. Questo succede perché l’ elemento del consumismo (che è alla base di questa corrente) nella società attuale si è sempre più estremizzato.  Mentre la “prima Pop Art” celebrava il consumismo, nella seconda, la new pop , (quella attuale)   lo critica

– Definisci il concetto di ironia. Che ruolo ha nel tuo lavoro.
L’ironia è una metafora della vita che trovo molto interessante. Spesso nei miei quadri ricorro all’ironia come elemento salvifico. L’ironia (dal greco “finzione”) mette in luce una presa di distanza dalla realtà, consentendo così, l’acceso ad altri mondi. 

– Nella mostra “American Beauty” (Milano, 19 gennaio – 22 marzo 2006), lo spettatore si trovava di fronte a lavori che, prendendo spunto dalla cronaca, in particolare quella statunitense, indagavano la realtà dei fatti come viene interpretata dai canali di comunicazione. Che ruolo hanno i media nel tuo lavoro?
Hanno un ruolo fondamentale perché attingo principalmente dai media . La notizia veicolata dai media diventa per me territorio di ricerca. L’immagine legata alla notizia assume un significato autonomo che non ha bisogno di altre giustificazioni. L’autenticità della notizia è relativa dal momento in cui è la realtà stessa che viene concepita come finzione e viceversa.

– Impossibile non chiederti qualcosa sulla testa decapitata che ha fatto scandalo… Quella di Oriana Fallaci. Che cosa simboleggiava? Un Occidente decapitato? Che reazione del pubblico ti saresti aspettato di fronte a questo particolare acrilico? E cosa ne pensi di tutte le polemiche che sono sorte intorno a questo quadro?
Purtroppo quando nella lettura di un’opera ci si aggrappa a considerazioni univoche si rischia di essere faziosi. Sulla “Fallaci decapitata” sono state scritte tante interpretazioni che avevano solo l’intento  di etichettarmi politicamente o accusarmi di essere in cerca di pubblicità con inutili provocazioni. L’intento del mio lavoro prescinde da tutto questo. Io penso al mio tempo e a quali sono le sue urgenze, non posso ignorare alcuni fatti perché possono dispiacere a qualcuno. Mi interessa più provocare una discussione sulla tematica che affronto piuttosto che farmi pubblicità. Se i due aspetti sono direttamente collegati non è colpa mia. L’opera sulla Fallaci non voleva essere la prefigurazione della sua morte! L’arte non augura la morte di nessuno. L’arte si occupa spesso di paure collettive. Avevo bisogno di un personaggio che rappresentasse l’Occidente e le sue preoccupazioni e la scrittrice mi è sembrato quello più pertinente date le posizioni che aveva assunto dopo l’undici settembre. Ho utilizzato la sua immagine per rappresentare simbolicamente la paura del mondo occidentale nei confronti del terrorismo islamico.

– Ironia e  dissacrazione: sono due concetti che stanno alla base del tuo lavoro e sono condivisi anche da un gruppo di artisti siciliani come te, i Laboratorio Saccardi. Ti ritrovi in questo accostamento?
Quando ho visto per la prima volta il loro lavoro sono rimasto abbastanza sorpreso. Scoprire che altri siciliani lavorassero nella mia stessa direzione mi ha fatto molto piacere. Certo gli elementi che ci differenziano sono tanti, come ad esempio, la quantità di opere prodotte e il tempo di osservazione dell’opera, che nella loro, si esaurisce subito, invece nella mia, spero, si prolunghi nel dibattito che può suscitare. Inoltre, penso, che il mio lavoro sia più ancorato all’idea che l’opera debba essere più pensata e definita nei dettagli

– Mostre e progetti di cui sarai prossimamente protagonista?
Attualmente sono presente nella mostra  “Il treno dell’arte: da Tiziano alla Street Art, 500 anni di arte italiana” , nella sezione nuove generazioni a cura di Chiara Canali. Mentre il 26 ottobre parteciperò alla mostra: La nuova figurazione italiana. To be continued…  nella Fabbrica Borroni di Bollate (MI), sempre a cura Chiara Canali. Mentre per la personale dovremmo aspettare il 15 dicembre a Bergamo nella galleria Studio D’arte Fioretti a cura di Ivan Quaroni. Per il 2008 è prevista un’altra personale alla AngelArt Gallery di Milano a cura di Luca Beatrice.

Mostre personali:
2007 Self Portrait, a cura di Ivan Quaroni, KGallery, Legnano (MI)
2006  American Beauty ,  a cura di Chiara Canali  e Ivan Quaroni, Galleria Luciano Inga Pin, Milano
2004  In-visi , a cura di Andrea G. Pinketts, Le Trottoir, Milano
2002  G8, a cura di Franco Spena, Art Factory, Milano
1995  Segnali di Fumo ,  a cura di Francesco Carbone e Aurelio Pes,  Opera Universitaria, Palermo
1991 Ritratti, disegni e acquarelli di Giuseppe Veneziano, Opera Universitaria, Palermo

Mostre Collettive:
2007 La nuova figurazione italiana. To be continued…  a Cura di Chiara Canali, Fabbrica Borroni (MI)

Il treno dell’arte. da Tiziano alla Street Art: 500 anni di arte italiana, a cura di Vittorio Sgarbi, luca Beatrice e Chiara Canali, Stazione termini, Roma
A ferro e Fuoco. Lo straordinario quotidiano della cucina. A cura di AA.VV. Triennale di Milano.
Land Art, a cura di Antonio Picariello, Castello Medievale di  Macchia Godena, Isernia (BN)
Radical She II, a cura Andrea Bartoli, Castello di Favara, Favara (AG)
Impronte Digitale, a cura di Cecilia Antolini, Palazzo Comunale di Gangi, Gangi (PA)
Lo stato dell’arte, Galleria Obraz, Milano
60 Opere di arte contemporanea per Adisco, a cura di Ivan Quaroni, Sotheby’s, Milano

2006 Lost in a supermarket, a cura di Ivan Quaroni, Galleria Studio d’Arte Fioretti, Bergamo
K to your heart, a Cura di Ivan Quaroni,  Galleria Kgallery, Legnano
Crisis-Il declino del supereroe, a Cura di Ivan Quaroni, Galleria San Salvatore, Modena
15 volte 1 volto, a Cura di Chiara Canali, Galleria Spazioinmostra, Milano
Allarmi 2- Il cambio della Guardia, a Cura di Ivan Quaroni, Norma Mangione, Cecilia Antolini, Alessandro Trabucco- Caserma De Cristoforis, Como
Bodynobody, Galleria Luciano Inga Pin, Milano
60 Opere di arte contemporanea per Adisco, Sotheby’s, Milano
Sorsi di Pace – nell’Arte Contemporanea, a Cura di Ivan Quaroni, Gemme (NO)
Collettiva giovani artisti, Galleria Angel ArtGallery, Milano
 2005  Radical she, a Cura di Helga Marsala, Gosh Arte Contemporanea, Riesi (CL)
Creative Turbulences 2, Fondazione per l’Arte Bartoli-Felter, Cagliari
MilanoFlashArtShow, Galleria Francesco Pantaleone, Milano
Libertando, a Cura di Franco Spena, Palazzo del Carmine, Caltanissetta
Lo sguardo altrove, a Cura di Federico Bianchi, Galleria Luciano Inga Pin, Milano

2004 Frame – Sequenze d’arte, Vimercate (MI)
Omaggio a Gaber, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano
Il sacro, Galleria San fedele, Milano

2003 Ritorno a Itaca, Galleria San fedele, Milano

2002  Religion, FARM, Mazzarino (CL)
Auto-ritratto, Galleria San Fedele, Milano
1° Mostra Indipendente, Accademia di Brera, Milano

2000  Expo Cartoon, Roma.
1997  Diritti e Rovesci, Sciacca (AG)
1994  Neverland, Termini Imerese (PA)
1993  Fantopolis, Monreale (PA)

Valuta

Autore

- Giornalista pubblicista. Laureata in Scienze dei Beni Culturali (curriculum Storia dell’Arte) con specializzazione in Storia e Critica dell’Arte presso l’Università degli Studi di Milano.


Commenta con Facebook

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi codici HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Pubblicità

Mirco Cattai Fineart&Antiquerugs
WANNENES
Eberhard
Artcurial
Cambi
Pandolfini
Maison Bibelot
Il Ponte
Brafa